Una pura formalità (1994)

Locandina Una pura formalità, film di Giuseppe Tornatore con Gérard Depardieu e Roman PolanskiTitolo originaleUna pura formalità
Paese di ProduzioneItalia, Francia
Anno di uscita: 1994
Durata: 108′
Regia: Giuseppe Tornatore 
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore 
MusicheEnnio Morricone, Andrea Morricone
Interpreti: Gèrard Depardieu, Roman Polanski, Sergio Rubini, Nicola Di Pinto, Paolo Lombardi, Tano Cimarosa, Maria Rosa Spagnolo
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Una pura formalità, film di Giuseppe Tornatore con Gérard Depardieu e Roman Polanski
“Per non morire di angoscia o di vergogna, gli uomini sono eternamente condannati a dimenticare le cose sgradevoli della loro vita, e più sono sgradevoli, prima s’apprestano a dimenticarle.”

Uno sparo rimbomba durante un diluvio notturno. Un uomo fugge disperatamente in un bosco. La polizia lo ferma e lo porta in caserma per interrogarlo, perché sprovvisto di documenti di identità e in evidente stato confusionale.
Sarà una lunga notte che gli darà modo di riflettere su tutta la sua vita, una delle notti più sottovalutate della storia del cinema italiano.

Nel proseguimento della recensione verranno rivelati passaggi significativi della trama e del finale, se ne sconsiglia quindi la lettura a coloro che non hanno ancora visto il film.

Giuseppe Tornatore compie alcune scelte coraggiose per il film più amato e odiato della sua carriera. Nella parte dell’incalzante commissario di polizia viene scelto un grande attore, ma soprattutto una leggenda vivente come regista: Roman Polanski. A fargli da contraltare, nei panni dell’irascibile e frastornato scrittore Onoff, viene scelto Gèrard Depardieu, in un ruolo creato su misura per lui dal regista siciliano. Nel ruolo del poliziotto che redige il verbale dell’interrogatorio compare un giovane Sergio Rubini.

Sono state fatte molte ipotesi sul senso degli eventi narrati in Una pura formalitàGiuseppe Tornatore ne ha indicate molte plausibili ma nessuna interamente fedele al film.
L’opinione di chi scrive è che l’ultimo evento in ordine temporale appartenente alla tradizionale dimensione terrena sia la prima scena del film, ovvero il colpo di pistola verso la macchina da presa, tramite il quale Biagio Febbraio – lo scrittore Onoff – si suicida.
Tutto quello che vediamo successivamente, ad esclusione di alcuni brevissimi flashback sulla vita di Onoff, si svolge in una sorta di limbo tra la vita e la morte, nel quale le anime delle persone che si sono suicidate hanno modo di riflettere sull’intero percorso della loro vita e su come sono arrivate lì.
Gli stessi poliziotti, compreso il commissario interpretato da Polanski, sembra che sappiano qualcosa ma che non abbiano la piena percezione di ciò che avviene nella caserma.
Probabilmente la persona che conosce più a fondo la situazione è il vecchio inserviente, interpretato da Tano Cimarosa, le cui poche battute lasciano intuire che sappia molto di più di quello che dice. Il suo ruolo potrebbe essere quello di una specie di traghettatore delle persone fra i due mondi.
Gli indizi a sostegno di questa ipotesi sono molteplici: il telefono che continua a squillare senza risposta (forse citazione del capolavoro di Leone C’era una volta in America), il verbale dell’interrogatorio che si rivela essere un cumulo di fogli bianchi, la trappola per topi che si attiva senza catturarne nessuno, l’arrivo nel finale di un’altra persona nelle stesse condizioni iniziali di Onoff.
Tante piccole tessere di un mosaico finemente costruito, che non smette di affascinare anche se si conosce già la sua conclusione.

Una pura formalità, film di Giuseppe Tornatore con Gérard Depardieu e Roman Polanski
“Se gli scrittori sapessero in che bocche andranno a finire i loro scritti, si taglierebbero la mano.”

Spiace che una pellicola con così tanti livelli di lettura e un tale approfondimento psicologico dei personaggi sia stata praticamente snobbata da critica e pubblico al momento dell’uscita, vivendo solo in un secondo momento una parziale rivalutazione.
Non si tratta infatti di un film che basa la sua riuscita solo sullo spiazzante finale, ma di un’opera molto più complessa e articolata.
Il tema del ricordo pervade tutto il film, insieme al suo opposto, la dimenticanza.
Onoff si è dimenticato di quello che ha fatto poche ore prima e riesce a ricordare solo dopo una rivisitazione del suo passato, che avviene attraverso il sacco di fotografie fatto prelevare dal commissario presso l’abitazione dello scrittore.
Rivedere una foto del suo grande amico e mentore fa riaffiorare in lui il senso di colpa che lo attanaglia: il romanzo più apprezzato della sua carriera è infatti un totale plagio di un manoscritto lasciatogli da questa persona. Questo furto, di cui solo lui era a conoscenza, non lo ha mai fatto sentire in pace con se stesso e soddisfatto del proprio lavoro, facendolo quindi entrare in una crisi artistica ed umana tale da portarlo al punto di smettere di scrivere e di voler essere dimenticato da tutti, fino al tragico epilogo.
Sarebbe ingiusto non sottolineare le interpretazioni eccelse di Depardieu e Polanski, che reggono praticamente da soli tutto il film, insieme alla scenografia diroccata e sinistra, che contribuisce a rendere ancora più inquietante la vicenda.
Tornatore è come sempre su livelli altissimi sia come sceneggiatore, con dialoghi acuti e brillanti, sia come regista, con alcuni primi piani che esaltano la bravura degli interpreti.
Un film da recuperare e rivalutare, per ricordare e (ri)scoprire la bellezza del Cinema italiano più recente.

Curiosità

La canzone che accompagna i titoli di coda, Ricordare, è stata scritta da Ennio Morricone su testo dello stesso Tornatore e interpretata in italiano da Depardieu.

L’intero film è stato scritto e recitato in francese.

La passione del protagonista per la fotografia è un elemento autobiografico di Tornatore, che come Onoff da bambino amava immortalare i volti delle persone.

Una pura formalità, film di Giuseppe Tornatore con Gérard Depardieu e Roman Polanski
“Ricordare, ricordare quel che c’è da cancellare. E scordare, e scordare… è che perdi cose care. E scordare, e scordare… finiranno gioie rare”

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