Invasion U.S.A. (1985)

Invasion usa

Titolo originale: Invasion U.S.A.
Paese di ProduzioneUSA
Anno di uscita1985
Durata107′
RegiaJoseph Zito
Sceneggiatura: Chuck Norris, James Bruner
Musiche: Jay Chattaway
InterpretiChuck Norris, Richard Lynch, Melissa Prophet, Alex Colon, Alexander Zale
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Il cinema di propaganda anti comunista degli anni ’80 raggiunge una delle sue vette più alte in questa inaudita pellicola interpretata da un pelosissimo Chuck Norris, che eccezionalmente firma anche la sceneggiatura, con una X.
Chuck non si limita a concepire una storia in cui l’eroe americano ha la meglio sull’invasore comunista, ma alza l’asticella un po’ più in alto, arrivando a fornirci una sua personalissima rilettura inversa dello sbarco della baia dei Porci, con orde di cialtroni delle nazionalità più disparate (russi, cubani, cinesi, vietnamiti e mi sembra anche qualche arabo) che decidono di rovesciare il Capitalismo attaccando le coste della Florida.

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«Ehi! Portami un whisky, stronza!»
«Non sono la tua serva!»
«Ma sei una troia!»
«Ehi! Non m’hai pagato!»
«Ti pago domani.»
«Vaffanculo! Morto di fame!»

Il film si apre con una scena scritta da un giovane Matteo Salvini: un barcone di immigrati clandestini viene accolto al confine e abbattuto a fucilate dalla squadra del falso capitano della guardia costiera, il crudele Rostov.
Il bolscevico guida l’invasione dei comunisti nel territorio americano, ma un pensiero fisso lo tormenta, anche durante il sonno: il ricordo del suo vecchio nemico Matt Hunter, interpretato manco a dirlo dal sommo Chuck Norris.
Matt non è più un militare attivo e vive una bucolica e serena esistenza nelle paludi della Florida, scorrazzando con il suo hovercraft, catturando coccodrilli vivi e accudendo amorevolmente il suo armadillo domestico.
Rostov sa che la minaccia più grande per la riuscita del suo piano non è l’esercito americano, che per altro non si paleserà mai durante il film, ma proprio Matt.
L’unica soluzione possibile è quindi radunare un po’ dei suoi scagnozzi e fare saltare per aria l’abitazione di Matt a colpi di bazooka.
Fortunatamente Matt si salva scappando giusto in tempo dall’esplosione della sua abitazione, mentre un suo caro amico perde la vita.
Segnalo inoltre che anche l’armadillo è in salvo, ma non lo vedremo più per tutto il film.
In un momento come questo Matt non può più dare attenzione ai suoi affetti, ma deve difendere la sua nazione dalla minaccia comunista.
Si mette quindi sulle tracce di Rostov, dicendo ai suoi scagnozzi man mano che li incontra di comunicare al loro capo la celebre frase “Rostov, è tempo di morire.”

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Il becero patriottismo che anima il film e la patetica rappresentazione dei nemici basterebbero e avanzerebbero per considerare Invasion U.S.A. un caposaldo del trash, ma Chuck sa che l’amante dei filmbrutti vuole l’esagerazione e pretende che la pellicola non varchi mai il confine fra la farsa e la semiserietà, per cui omaggia continuamente il suo pubblico con scene esilaranti come il già citato sbarco sulle spiagge della Florida, donne scagliate giù dalla finestra senza il minimo rispetto per il gentil sesso, uccisioni a colpi di pistola direttamente nei testicoli, per non parlare delle ormai mitiche scazzottate di Chuck, con calci rotanti annessi.
La perla che proietta definitivamente Invasion U.S.A. negli annali dei filmbrutti, quella che ricorderete mentre da vecchi sorseggerete un whisky sulla poltrona di casa tracciando un bilancio della vostra vita, è però questa: Rostov e il suo gruppo di ribelli arrivano nei pressi di una zona residenziale in cui fervono i preparativi per le festività. Bambini che giocano per strada, una famiglia che prepara l’albero di Natale, una coppia che limona duro in macchina.
Rostov vedendo la scena inorridisce e decide di radere al suolo l’intero quartiere a colpi di bazooka, non prima di aver enunciato la leggendaria frase “Ho sempre odiato questi simboli borghesi”.
Mi sembra giusto chiudere questa recensione con un dato meraviglioso quanto inquietante: fino al 2007 Invasion U.S.A è stato il secondo titolo più venduto in home video nella storia della MGM, secondo solo a Via col vento.