Mediterraneo (1991)

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Titolo originale: Mediterraneo
Paese di ProduzioneItalia
Anno di uscita1991
Durata: 96′
RegiaGabriele Salvatores
Sceneggiatura: Enzo Monteleone
MusicheGiancarlo Bigazzi, Marco Falagiani
InterpretiDiego Abatantuono, Claudio Bigagli, Giuseppe Cederna, Claudio Bisio, Ugo Conti, Gigio Alberti, Antonio Catania, Vana Barba
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Dedicato a tutti quelli che stanno scappando”

Malinconico e antimilitarista racconto corale di Salvatores, che chiude così la sua ideale “trilogia della fuga”, cominciata con Marrakech Express e proseguita con Turnè, portando a casa un meritatissimo Oscar come miglior film straniero.
Un cast di ottimi attori ben affiatati dà un tocco di leggerezza in più alla pellicola, rendendola scorrevole e piacevole, nonostante la drammaticità della situazione.

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“Una vita è troppo poco. Una vita sola non mi basta. Se conti bene non sono neanche tanti giorni. Troppe cose da fare, troppe idee. Sai che ogni volta che vedo un tramonto mi girano i coglioni? Perché penso che è passato un altro giorno. Dopo mi commuovo, perché penso che sono solo. Un puntino nell’universo. I tramonti mi piacerebbe vederli con mia madre, e con una donna che amo. Invece le notti mi piacerebbe passarle da solo; da solo, magari con una bella troia, che è meglio che da solo.”

In piena Seconda Guerra Mondiale otto soldati italiani vengono spediti in un’isoletta dell’Egeo col compito di sorvegliare i nemici. Al loro arrivo sull’isola non trovano anima viva. Durante una scaramuccia fra loro rompono la radio che avevano in dotazione, rendendo così impossibile la comunicazione con i superiori. Il gruppo smette di pensare alle attività militari e comincia a dedicarsi alle attività più disparate, come la pittura o la letteratura. Gli abitanti dell’isola, cioè donne vecchi e bambini, escono dai nascondigli in cui si erano rintanati, rassicurati dai comportamenti tranquilli e pacifici dei soldati italiani.
Nasce così un ottimo e sereno rapporto fra i locali e i militari, che si integrano perfettamente nella vita tranquilla e armoniosa dell’isola. I soldati vivono un lungo periodo incantato, liberati da qualsiasi preoccupazione del mondo a cui erano abituati.

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“Chi vive sperando, muore cagando! Lorusso, isoletta dell’Egeo che non conta un cazzo, 1941. Sono anche un autore!”

Salvatores tocca con questa pellicola l’apice della sua carriera, con un racconto delicato ma mai banale, su un gruppo di persone che perdendosi riescono a ritrovarsi e a ricongiungersi con le loro emozioni più genuine.
Il regista napoletano d’origine e milanese d’adozione raffigura con le metafore del viaggio e della fuga il disagio, ancora attuale, di una generazione disorientata nella scelta fra un mondo cinico e spietato, con regole rigide in cui non crede più e uno ancora puro e immacolato, non corrotto dalla malvagità e dall’egoismo umano.
Le esigue smanie belliche del manipolo di soldati vengono in breve tempo dissolte dall’incanto di un luogo magnifico sospeso nel tempo, in cui i militari possono godersi una vacanza da una realtà amara e feroce, che li vede solo come numeri per il comando e carne da macello per una guerra a cui non sentono di appartenere.
Diego Abatantuono (nella parte del sergente Nicola Lorusso) e Claudio Bigagli (nel ruolo del tenente Raffaele Montini) sono le punte di diamante di un gruppo di attori talentuoso, che annovera fra gli altri anche Claudio Bisio e Ugo Conti.
Il sergente Nicola Lorusso è il personaggio più riuscito del film, partito fedele ai valori dell’esercito e diventato ben presto pacifista e antiautoritario, sempre in bilico fra allegria e amarezza, serietà e giocosità. È proprio del personaggio interpretato da Abatantuono la frase più riuscita e amara del film, che ancora oggi suona come una triste verità per un’intera generazione:
“Non ci hanno lasciato cambiare niente. E allora… E allora gli ho detto.. Avete vinto voi, ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice. Così gli ho detto.. e sono venuto qui.”

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Curiosità

Nel discorso di ritiro del premio durante la notte degli Oscar, Salvatores esortò tutti i soldati a lasciare perdere la guerra perché è meglio vivere, messaggio in piena sintonia con quello che avviene nel film.
L’Academy a quel punto fece subito partire la sigla, fermando di fatto il discorso del regista. Probabilmente era un discorso non molto gradito.

La versione per il mercato americano del film è più corta di circa 11 minuti, a causa di diversi tagli che la Miramax fece contro la volontà del regista.

I celebri critici americani Roger Ebert e Gene Siskel abbandonarono la visione del film prima della conclusione. Dopo che il film vinse l’Oscar come miglior film straniero promisero di non guardarlo comunque mai più.

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