Zombeavers (2014)

Zombavers

Titolo originaleZombeavers
Paese di ProduzioneUSA
Anno di uscita2014
Durata: 85′
RegiaJordan Rubin
Sceneggiatura: Jordan Rubin, Jon Caplan, Al Caplan
MusicheJon Caplan, Al Caplan
InterpretiRachel Melvin, Cortney Palm, Lexi Atkins, Hutch Dano, Jake Weary, Peter Gilroy, Rex Linn
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Non c’è un modo semplice per dirlo, quindi tanto vale andare dritti al punto: i protagonisti di questi film sono dei castori zombi.

In effetti nella storia del cinema, fra tutti gli esseri che sono venuti a contatto con una sostanza tossica random diventando morti viventi, mancavano proprio questi simpatici roditori, per cui comincerete ben presto a parteggiare apertamente, vista l’insostenibilità ad ogni livello dei protagonisti del film.

Zombeavers

«Mi fa male il culo.»
«Già, grazie al tuo fidanzato…»

L’incipit è qualcosa che forse avete già visto, ma giusto un paio di volte: tre ragazze vanno a fare un weekend in una baita su un lago, in cui verranno poi raggiunte dagli indesiderati fidanzati.

Il gruppo verrà poi attaccato da diversi castori non morti, trasformatisi dopo avere bevuto dell’acqua contaminata.
La scelta dell’animale che si trasforma in zombi crea ilarità, ma anche speranza nel fatto che nel mondo di oggi qualsiasi idiozia partorita dalla nostra mente possa avere giustificate speranze di essere trasformate in film. Purtroppo tutto questo ha anche un rovescio della medaglia: la traduzione inglese di castoro come da titolo è beaver, ma questa parola è anche un termine gergale con cui riferirsi all’organo genitale femminile, un po’ come l’italiano topa.
Questo crea terreno fertile per doppi sensi e diverse battute terribili e scontatissime proprio sulla topa, che vi faranno rimpiangere le peggiori gag di Christian De Sica, ma di cui sfortunatamente si parlerà solamente: le protagoniste femminili daranno solo una misera gioia visiva nella scena che anticipo nella diapositiva sottostante.

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«Cosa vi porta qui, oltre il lago? »
«Eravamo… alla ricerca di castori. »
«Beh, diavolo, non lo siamo tutti quanti? Beh, se ne vedete uno… dovreste starne alla larga. Vi creeranno problemi. Se li guardate da vicino, usciranno, tireranno fuori un piccolo, minuscolo cazzo da lì… Un piccolo cazzo rosa, come il piccolo cazzo di un cucciolo. »
«Beh, allora credo che saremo più attente. »

Zombeavers è una merda, ma una di quelle merde fatte consapevolmente evitando di prendersi sul serio, rendendo così non troppo punitivo il film.

Gli effetti speciali sono (come prevedibile) ridicoli, ogni volta che i castori entrano in scena strappano qualche risata per le inverosimili fattezze e i movimenti scattosi, ma quello che non è stato speso per i trucchi non è finito sicuramente neanche nel budget per gli attori protagonisti, che risultano tutti allo stesso livello di piattezza e inadeguatezza.
Il fatto che Rachel Melvin, una delle tre protagoniste, sia la fidanzata del produttore Tim Zajaros crea qualche ulteriore dubbio sull’affidabilità del processo di casting del film.

Zombeavers è un filmbrutto passabile e abbastanza innocuo, che risente della mancanza di scene madri e di attori convincenti, ma scorre in maniera abbastanza fluida anche grazie alla brevità della pellicola, poco più di 70 minuti al netto di immagini introduttive e titoli di coda.

Proprio i titoli alla fine del film però sono da vedere per due ragioni: ci informano che a nessun animale è stato fatto del male durante la lavorazione del film, ad eccezione di un orso a cui è stata data una “strizzata di capezzoli”, ma soprattutto è presente una post-credits scene, che lascia la porta aperta ad un probabile sequel.

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«Zoe…? Mi spiace di non averti mai leccato la figa. Tornerò sui miei passi e la leccherò tutta in un solo giorno. »
«Va tutto bene, ne usciremo di qui, ok? »
«Puzza proprio tanto, laggiù.»

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