La decima vittima (1965)

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Titolo originaleLa decima vittima
Paese di ProduzioneItalia, Francia
Anno di uscita1965
Durata: 90′
RegiaElio Petri
Sceneggiatura: Tonino Guerra, Ennio Flaiano, Elio Petri, Giorgio Salvioni
MusichePiero Piccioni
InterpretiMarcello Mastroianni, Ursula Andress, Elsa Martinelli, Salvo Randone, Massimo Serato
The 10th Victim (1965) on IMDb

 
Uno dei migliori film di fantascienza italiani di sempre, ambientato in un mondo distopico non del tutto inedito ma ancora originale per l’epoca, con un’idea di base, quello della caccia fra uomini, che a distanza di cinquant’anni viene ancora ampiamente usato nel cinema moderno, ad esempio nelle serie di The Hunger Games, The Purge o nel meno recente (ma più valido) Battle Royale.

La decima vittima è frutto della collaborazione fra alcuni giganti nei rispettivi campi, Elio Petri alla regia, Tonino Guerra e Ennio Flaiano alla sceneggiatura e Marcello Mastroianni nella recitazione, affiancato dalla bellezza devastante di Ursula Andress.

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In un indeterminato futuro è stato istituito un gioco a livello mondiale chiamato La grande caccia, che per incanalare gli istinti violenti individuali permette ai partecipanti di uccidere in maniera legalizzata. Un computer assegna casualmente i ruoli di Cacciatore e Vittima, che devono inseguirsi finchè uno dei due non riesce a uccidere l’altro. Chi riesce ad effettuare cinque uccisioni nel ruolo di Cacciatore e altrettante in quello di Vittima viene proclamato Decathon, ricevendo un grosso premio in denaro e l’esenzione totale dalle tasse.
All’americana Caroline Meredith (Ursula Andress) manca un’ultima caccia per conquistare l’ambito premio. La vittima prescelta è l’italiano Marcello Poletti(Marcello Mastroianni), a sua volta vincitore di sei cacce. I due cominceranno così un reciproco inganno nel tentativo di uccidere l’altro nel modo più spettacolare possibile, ma le cose prenderanno una piega indesiderata.

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La decima vittima è formalmente un film di fantascienza, ma l’ambientazione futuristica serve solo come spunto per muovere una feroce critica ai mass media e alla commercializzazione estrema. L’uomo non è più considerato come una persona con idee, sentimenti e desideri, ma è solo un numero all’interno di un ingranaggio che deve portare soldi alle grandi organizzazioni. Con ironia e sarcasmo Petri ci mostra come il crudele gioco della grande Caccia sia diventato ormai un vero e proprio spettacolo di massa, coi protagonisti più affermati diventati idoli del pubblico e con sponsor personali.
La cacciatrice Caroline Meredith cerca addirittura una location particolare in cui uccidere la vittima Marcello Poletti, cioè il Tempio di Venere a Roma, per rendere l’evento il più scenografico possibile e assicurare così maggiori introiti pubblicitari agli sponsor.

La satira di Petri si rivolge chiaramente anche alla società stessa, che invece di ribellarsi in modo forte e perentorio al sistema corrotto impiega le proprie risorse e il proprio tempo in intellettualismi fini a sé stessi, come vediamo nella spassosa scena della setta dei Tramontisti, che si ritrovano per venerare il sole calante, attaccata dal gruppo rivale dei Neorealisti Volgari.
Le scenografie e i costumi sono scelti in modo da esasperare le mode popolari del momento: vestiti pieni di colori sgargianti per le donne e molto seriosi per gli uomini, arredi a metà fra la pop art e il futurismo.

La decima vittima non è il film migliore della carriera di Petri, che raggiungerà la sua vetta nella successiva trilogia della nevrosi con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in Paradiso e La proprietà non è più un furto, ma è una pellicola da tenere in grande considerazione per il forte anticipo sui tempi e in quanto esponente di ottimo livello di un genere, quello della fantascienza, che in Italia ha prodotto storicamente pochissimi lavori di qualità.

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Curiosità

I costumi del film furono creati dallo stilista francese André Courrèges.

Ursula Andress fu scritturata dopo l’abbandono di Ann-Margret.

Il regista Elio Petri si scontrò più volte con il produttore Carlo Ponti, che voleva un film più comico per renderlo appetibile sul mercato americano. La pellicola finale è una sorta di mediazione fra l’aspetto fantascientifico caro a Petri e quello più brillante voluto da Ponti.

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