The conversation – La conversazione (1974)

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Titolo originale: The Conversation
Paese di ProduzioneUSA
Anno di uscita: 1974
Durata: 113′
RegiaFrancis Ford Coppola
Sceneggiatura: Francis Ford Coppola
Musiche: David Shire
InterpretiGene Hackman, John Cazale, Allen Garfield, Cindy Williams, Frederic Forrest, Harrison Ford, Robert Duvall, Michael Higgins
The Conversation (1974) on IMDb

 

 

 

In mezzo ai primi due episodi della saga de Il Padrino, in assoluto stato di grazia creativa, Francis Ford Coppola dirige un film spesso messo in secondo piano rispetto ad altre sue opere, ma non per questo meno valido.

The conversation, nonostante fosse già in cantiere da molti anni, uscì nel mezzo dello scandalo Watergate, trovando così terreno fertile in una società americana ossessionata dalle intercettazioni telefoniche e dalle minacce alla privacy.

Nel proseguimento della recensione, soprattutto nel finale, si riveleranno parti importanti e significative della trama. Si sconsiglia pertanto la lettura a chi non ha ancora visto il film.

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“Se c’è una cosa che ho imparato, in questo mestiere, è che non so niente della natura umana.”

Harry Caul (Gene Hackman) è un investigatore privato specializzato in intercettazioni. L’abitudine di spiare la vita delle altre persone lo ha reso ossessionato dalla fobia di essere spiato a sua volta, che lo ha portato a vivere un’esistenza introversa, priva di contatto umano e coinvolgimento affettivo, prendendo contromisure drastiche per salvaguardare la propria privacy: fra le altre, finge di non avere un telefono, utilizzando esclusivamente quelli pubblici, dissemina la sua abitazione di congegni di allarme e quando esce utilizza sempre un impermeabile trasparente di plastica.
Il suo unico hobby è il sassofono, che suona da solo nel suo desolato appartamento.
La sua deontologia professionale, che prevede un distacco emotivo da tutti i casi su cui deve indagare, viene messa in crisi quando gli viene assegnato l’incarico di seguire una coppia che si incontra nella Union Square di San Francisco. Sospettando che la coppia sia in pericolo, Harry comincia a sentirsi in colpa e a cercare di salvare i due, in un estremo tentativo di redenzione che sfocia in un vero e proprio viaggio all’interno della propria psiche.

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“Non ho paura della morte. Ma ho paura dei morti.”

Ciò che rende The Conversation una delle opere migliori di Francis Ford Coppola non è l’intrigo di fondo su cui il protagonista indaga, ma la cupa e spietata rappresentazione dell’alienata vita del protagonista, sfibrata dalle ossessioni e dalla mancanza di empatia verso tutto ciò che lo circonda.

Gene Hackman regge la quasi totalità della pellicola sulle sue spalle, rendendo al meglio prima la personalità devastata dalla solitudine di Harry Caul, poi i suoi mutamenti interiori ed infine i vani tentativi di riabilitarsi a un’esistenza normale. A due attori feticci di Francis Ford Coppola sono assegnate due parti piccole ma di grande rilevanza per le vicende: John Cazale interpreta Stan, collaboratore di Harry che cerca senza successo un legame umano con lui, mentre Robert Duvall impersona “Il direttore”, l’enigmatico personaggio che ha assegnato al protagonista l’incarico di spiare la coppia oggetto delle intercettazioni.
Da segnalare inoltre la piccola parte di un giovane Harrison Ford, nei panni di Martin Stett, l’assistente del direttore.

Tante sono le sequenze memorabili ed emblematiche del film, dalla celebre scena onirica del sogno di Harry a quella dalle tinte horror del sangue che esce dallo scarico del water, ma quelle più rappresentative dello spirito del film sono probabilmente quella iniziale e quella finale.

I cinque minuti di zoom iniziale sono uno stupendo elogio della capacità del cinema stesso di descrivere il particolare partendo dalla globalità: si passa da un’inquadratura larga e d’insieme, che sembra quasi voler rappresentare l’intera umanità, per poi stringere progressivamente il campo sulla coppia che viene spiata e sull’unico, isolato e triste uomo che sarà protagonista del film.

La scena finale chiude invece tristemente il cerchio narrativo della pellicola, riportando impietosamente il protagonista nella stessa situazione iniziale fatta di ossessione e solitudine, dopo che egli ha accarezzato la speranza di poter cambiare la propria esistenza: l’epilogo più amaro e pessimista possibile, senza neanche un ultimo piccolo momento di gloria, con Harry che devasta il suo appartamento alla vana ricerca di una cimice messa lì per spiarlo e un’ultima inquadratura che questa volta si allarga, facendo pensare che sia la visuale di una telecamera di sorveglianza.

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“Ci ammazza, se gliene diamo l’occasione!”

Curiosità

Gene Hackman imparò a suonare il sassofono appositamente per la sua parte nel film.

The Conversation è il film preferito sia da Francis Ford Coppola che da Gene Hackman fra quelli a cui hanno partecipato.

La piccola parte di Robert Duvall non è accreditata nei titoli di coda.

Francis Ford Coppola ha riconosciuto che Blow-Up di Michelangelo Antonioni è una delle opere che hanno più influenzato il film.

The Conversation è uno dei 5 soli film interpretati da John Cazale prima della sua prematura scomparsa.

A proposito dell’ultima scena, Francis Ford Coppola ha dichiarato che non ha la minima idea di dove sia la cimice e che non è neanche sicuro che tale congegno sia effettivamente presente nella stanza.

3 pensieri su “The conversation – La conversazione (1974)

  1. Non vado più al cinema da anni come non ascolto la musica prodotta dopo la metà degli anni ottanta. Mi sono perso qualche cosa?
    Se si, sono disposto a rivedere la mia posizione e a riequilibrarmi coi tempi.
    Tutto ciò per domandarti: “hai recensito opere magistrali come La Conversazione che appartiene al periodo che più amo, quali e quanti sono i film degli ultimi venti anni che potrebbero essere accostati ai capolavori che hai illustrato?”

    grazie
    s

  2. Pingback: Dog Day Afternoon – Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975) | Nuovo Cinema Lebowski

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