Red Dawn – Alba Rossa (1984)

Alba RossaTitolo originale: Red Dawn
Paese di Produzione: USA
Anno di uscita: 1984
Durata: 114′
Regia: John Milius
Sceneggiatura: John Milius, Kevin Reynolds
Musiche: Basil Poledouris
Interpreti: Patrick Swayze, Charlie Sheen, C. Thomas Howell, Jennifer Grey, Lea Thompson
Red Dawn (1984) on IMDb

 

 

 

“L’imperialismo è finito! Il colonialismo è finito! Collaborate con noi!”

In un clima disteso come questo, in cui il vigoroso Putin ha ripreso a far volare bombardieri strategici nucleari al largo della California e dell’Alaska, aggiungendo quel tocco vintage tanto di moda in questi giorni, è impossibile ignorare uno dei più significativi film di propaganda americana di tutti i tempi, o almeno degli anni ‘80.

Benvenuti quindi nella provincia americana, nello sperduto paesino di Calumet in Colorado, casa dei Wolverines, team locale di football capitanato da Jed (Patrick Swayze) e dal suo fratello d’eccezione Matt(uno sbarbatissimo Charlie Sheen), cresciuti a fucilate nei boschi e piombi di sangue caldo di cervo, praticamente i tipici teenager a stelle e strisce prima dell’oscurantismo vegano.

Poco dopo la fugace introduzione dei personaggi, assistiamo ad una delle scene che è rimasta incastonata nell’immaginario collettivo di chi ha vissuto coscientemente la guerra fredda.

Il cielo della serena e innocente cittadina americana si riempie di minacciosi paracadute delle forze aviotrasportate sovietiche e a farne le spese è la scuola dei nostri eroi, nella fattispecie probabilmente il professore di storia più rincoglionito di tutto l’emisfero occidentale, che non si accorge delle uniformi e degli ingombranti AK-74 decisamente non made in USA, il Napoleon Dynamite della classe, e un portone inerme polverizzato a colpi di RPG. Fuck yeah! Perchè quando arrivano i russi nessun uscio può sentirsi al sicuro.

alba rossa

Grazie alla prontezza di Jed e al suo pick-up, uno sparuto gruppo di teenager vestiti con bomber e cappellini da far affogare in un lago d’invidia gli Hipster odierni, sarà in grado di sfuggire al feroce rastrellamento della città riparandosi sulle montagne, non prima di aver fatto scorta di viveri e fucili da caccia.

Senza preoccuparci troppo di che cosa stesse facendo il NORAD in tutto questo, probabilmente ancora alle prese con i casini di Wargames, vediamo la coalizione più bella di sempre spaccare in due gli Stati Uniti e puntare al jackpot finale: russi, nicaraguensi ed i “temibilissimi” cubani avanzano respingendo l’esercito americano, che probabimente godeva di una licenza speciale ed era in ferie.

Resta quindi ai nostri eroi salvare la giornata e farla pagare ai sanguinari invasori, motivati più che mai dopo una visitina di soppiatto al “campo di rieducazione” in cui sono detenuti il padre di Jed e Matt

“Boys, avenge me !”
alba rossa 2

Il gruppo di ragazzi si trasformerà quindi in un’unità di guerriglia pseudo-talebana (chiaro omaggio ai mujaheddin afghani che in quel tempo combattevano veramente i russi), salvando donzelle dallo stupro sovietico “certo” e condannandole ad una sorte non molto diversa, portandole su una montagna con Matt (Charlie Sheen) e compagnia bella.

L’arrivo del maggiore dell’aviazione, sottolineando che i padroni di casa non riescono nemmeno a mantanere la supremazia aerea, cambierà per sempre lo status dei nostri, elevandoli come pericolo n°1 per la coalizione comunista e ricercati dal KGB, tanto da scomodare gli Spetnaz, che dovranno misurarsi con la gioventù del mid-west d’èlite.

Ad ogni azione sabotatrice dei giovani partigiani, segue però la ritorsione della coalizione, che non esita a riempire fosse nel terreno con cittadini di Calumet, grazie alla complicità di quella merdina codarda del sindaco.

Da segnalare il tormentato rapporto tra il comandante sovietico ed il sottoposto colonnello cuban-nicaraguense Ernesto Bella, a cui stanno stretti i panni dell’invasore e che in cuor suo condivide più lati in comune con i ribelli che con il regime.

Il quadro fantapolitico del film dipinto dal regista John Milius e dal socio Kevin Reynolds, mostra gli Stati Uniti nel 1989 scoperti dopo lo scioglimento della Nato e abbandonati dal vecchio continente, che non vuole più saperne di altre guerre (soprattutto con il patto di Varsavia) , supportati solo dalla Gran Bretagna, l’Australia e i cinesi, sopravvissuti all’epurazione nucleare sovietica(?).

Mappa dell’invasione (presa a tenaglia)

alba rossa 3

Un film che in realtà è forse più di un teen movie da sabato pomeriggio, che nasconde qualcosa di più cupo e profondo, come la ferita aperta di una nazione appena sconfitta in Vietnam e insicura dei prospetti del futuro, in un tempo dove le bandiere e il valore della madrepatria avevano un forte significato.

alba rossa 4
Wolverines
lookbook FW/89

Curiosità

  • Durante la lavorazione del film si è prestata molta cura nella riproduzione degli equipaggiamenti della cara vecchia URSS , tanto che il mock up di un carro armato T-72 usato per le riprese fu silenziosamente inseguito dalla C.I.A. durante il suo trasporto sul set, per cui vennero chieste spiegazioni.
  • Reagan si dimostrò entusiasta dopo la visione del film, tanto da rompere i maroni a tutta la Casa Bianca forzandone la visione.
  • La pellicola è costellata di sviste, membri della troupe in camera ed errori nel montaggio sonoro.
  • Il regista John Milus ha ispirato il personaggio di Walter Sobchak ne Il Grande Lebowski, quindi dovreste avere capito il soggetto con cui abbiamo a che fare.
  • Il film non ebbe un grande incasso al botteghino nè in patria nè all’estero, ma divenne un cult nel circuito home video.
  • “Nessun esercito straniero aveva mai occupato il suolo americano. Finora” recitava la frase promozionale, che però fu corretta aggiungendo “Nel nostro tempo” visto che secondo la storia (quella reale, non quella di Hollywood) sia gli inglesi che Pancho Villa una visitina l’hanno fatta.
  • Nel 2003, l’operazione per la cattura di Saddam fu nominata Red Dawn (titolo originale del film), procurando orgasmi multipli al signor Milius.
  • Nel 2010 è stato fatto un remake che ha rischiato di non uscire, ma poi è uscito facendo rimpiangere a tutti la prima decisione.

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