Jolly Blu (1998)

jolly blu

Titolo originaleJolly Blu
Paese di ProduzioneItalia
Anno di uscita1998
Durata90′
RegiaStefano Salvati
SceneggiaturaRiccardo Cassini
Musiche883
InterpretiMax Pezzali, Alessia Merz, Francesco Casale, Dario Cassini, Sara D’Amario, Kimberly Greene, Jovanotti, Saturnino, Natalia Estrada, Sabrina Salerno, Federico Marras
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Jolly blu
“Cavolo, ci ho scopato una volta e ogni volta che mi vede fa così! Ci avrò scopato una volta, forse due… ma sei geloso? Ma scusa, io e te siamo amici, no?”

Con 30 anni di ritardo sui vecchi musicarelli, Max Pezzali si rende protagonista di questo inaccettabile lungometraggio, prodotto dal fido Claudio Cecchetto, portando su schermo un lungo videoclip delle sue canzoni migliori, inframezzato da quella che dovrebbe essere una trama, ma che è più corretto definire come una serie di sketch che collegano alla meno peggio una canzone e quella successiva.

Premetto che in questa recensione sarò largamente più bonario del dovuto.
Le canzoni di Max Pezzali sono state la colonna sonora della mia infanzia e della mia adolescenza, aspetto che mi porta a giudicare le sue malefatte con la stessa indulgenza che avrebbe Paolo Brosio nei confronti di qualche marachella giovanile di Papa Francesco.

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«Quando mi hai lasciata sola come una cretina sulla pista, si è avvicinato questo ragazzo e si è interessato a me, e a un certo punto ci siamo baciati, sì, ma vuoi saperne di più? L’abbiamo fatto in piedi, contro la colonna, e le mutande non me le ha neanche tolte! Hai capito? Me le ha spostate!»
«Anna? Amore, ti prego non fare così…»
«Hai un fazzoletto?»
«Non ce l’ho, Anna.»
«Ma neanche il fazzoletto, ma uffa!»
«È colpa mia, amore, perdonami, ti prego!»

Il nato quarantenne Max Pezzali è un cantante in erba che passa le giornate a cazzeggiare con gli amici al bar Jolly Blu. Il locale versa però in una precaria situazione finanziaria, che lo espone a un forte rischio di fallimento. Max per raccogliere fondi decide di organizzare insieme alla sua allegra combriccola una festa, con non più di una ventina di partecipanti paganti, che sarà l’occasione per il protagonista di farsi notare da Saturnino, talent scout di una grande casa discografica.

Il lieto fine accontenterà un po’ tutti: Max dopo un provino con Jovanotti diventerà un cantante professionista, uno dei suoi amici riuscirà a uscire dalla friend zone timbrando Alessia Merz, una coppia storica si riconcilierà nonostante lei tenda a scoparsi tutti gli abitanti e gli animali a pelo lungo del paese, il bar si salverà grazie al ritorno di un amico dato per morto, ma risorto dopo l’esecuzione di Se Tornerai, che tramite i suoi agganci in America realizzerà il grande sogno del gruppo, trasformare il bar in un McDonald’s.
È strano dirlo, ma per quanto riguarda la trama non c’è davvero altro.
Il resto è solo una scusa per farvi cantare a squarciagola i più grandi successi degli 883: Nord Sud Ovest Est, Come mai, Hanno ucciso l’uomo ragno, La regola dell’amico, La dura legge del gol, Non ti passa più, Sei un mito e tante altre. In sostanza il film che ogni appassionato degli 883 avrebbe sempre voluto vedere.

Jolly blu 3
«Cisco, cazzo!»
«No ragazze, scusatelo… con quella parola voleva dire…»
«Io so bene cosa vuol dire.»
«Per me questa ci sta!»

La povertà di mezzi e d’idee con cui è stato realizzato Jolly Blu fa quasi tenerezza e rende difficile accanirsi contro una pellicola che può essere considerata a tutti gli effetti come una grande recita parrocchiale, con alcune celebrità del momento a fare da contorno. La recitazione di tutto il cast è imbarazzante, al punto che Sabrina Salerno e le sue tette risultano per distacco le tre migliori attrici del film.

La sceneggiatura è stata scritta cercando di sintetizzare il contenuto dell’album Gli Anni in una pellicola, ottenendo come risultato finale un mix esplosivo di personaggi che entrano e scompaiono dal film per poi ricomparire decine di minuti più tardi senza alcuna motivazione logica, battute sessiste e maschiliste, dialoghi raccapriccianti, patetici siparietti in cui gli attori mimano i passaggi fondamentali delle canzoni e storie d’amore talmente ingenue e infantili da fare sembrare in confronto opere della Nouvelle Vague film come Sapore di mare.
Per i fan delle canzoni degli 883 segnalo inoltre la possibilità di cantare in stile karaoke durante la visione, tramite apposite scritte che però scompaiono in modo arbitrario o finiscono fuori sincrono rispetto all’audio.

Il celebre realizzatore di videoclip Stefano Salvati ha affossato la propria carriera nei lungometraggi con questa sua regia, che è comunque fra gli aspetti meno negativi della pellicola, ma ciò nonostante si è cimentato nuovamente con il cinema qualche anno più tardi con Albakiara.
Non sto neanche a dirvi com’è finita.

Oltre ai già citati Jovanotti, Saturnino, Sabrina Salerno e Alessia Merz fanno la propria comparsa anche Natalia Estrada nei panni di un’esaltata cubista e una certa Kimberly Greene, affascinante ragazza americana sulla quale ho appreso dalla rete che è passata da alcune comparsate in X-Files a questo film, per poi continuare la sua carriera in un curioso crescendo rossiniano che l’ha portata prima a diventare letterina, poi a prendere parte a Natale sul Nilo e infine alla conduzione di una rubrica televisiva di gossip con Cristiano Malgioglio.

Il dettaglio che fa uscire Jolly Blu dal mito per farlo entrare direttamente nella leggenda riguarda però un’altra giovane attrice americana allora poco conosciuta, la quale venne scartata per il ruolo della protagonista femminile (andato poi ad Alessia Merz) perché troppo sensuale.
Stenterete a crederci, ma quella giovane attrice si chiamava Angelina Jolie.

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«Evitate i rapporti occasionali»
«Ma ragazzi, se voi evitate anche quelli occasionali sapete cosa vi rimane? Il cinque contro uno vi rimane!»

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