Amici miei (1975)

amici miei

Titolo originaleAmici miei
Paese di ProduzioneItalia
Anno di uscita1975
Durata140′
RegiaMario Monicelli
SceneggiaturaPietro Germi, Piero De Bernardi, Leonardo Benvenuti, Tullio Pinelli
MusicheCarlo Rustichelli
InterpretiUgo Tognazzi, Gastone Moschin, Adolfo Celi, Philippe Noiret, Duilio Del Prete
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Amici Miei
“Io restai a chiedermi se l’imbecille ero io, che la vita la pigliavo tutta come un gioco, o se invece era lui che la pigliava come una condanna ai lavori forzati, o se lo eravamo tutti e due.”

In un’epoca in cui il prestigio del cinema italiano era tenuto in alto da grandi uomini e in cui il rispetto era ancora uno dei valori su cui basare le proprie decisioni umane e artistiche, Mario Monicelli girò questa commedia malinconica, preoccupandosi di aprire la pellicola specificando che il film apparteneva al suo grande amico e mentore Pietro Germi, scomparso pochi giorni prima dell’inizio delle riprese.
Amici miei è un inno alla libertà, alla leggerezza e all’amicizia, interpretato da cinque colonne portanti del cinema italiano e internazionale come Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Duilio Del Prete e Adolfo Celi.

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“Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.”

Il film narra le avventure, o come le chiamano loro zingarate, che cinque amici vivono all’insegna degli scherzi, per stare in compagnia e per evadere dalla monotona vita di tutti i giorni.

La voce narrante del film è Giorgio Perozzi (Philippe Noiret), giornalista separato dalla moglie dopo ripetuti tradimenti, che vive un rapporto conflittuale con il figlio, dal carattere rigido e serioso diametralmente opposto a quello del padre, che invece è sempre allegro e poco incline all’impegno.

Il Conte Raffaello Mascetti(Ugo Tognazzi), che ha sperperato il suo patrimonio a causa di uno stile di vita dissoluto e dissennato, vive di espedienti e soprattutto dell’aiuto degli amici, che pagano a sua insaputa buona parte dell’affitto di uno scantinato in cui il nobile decaduto abita insieme a moglie e figlia. Mascetti vive inoltre una relazione extraconiugale con una ragazza diciottenne, che cerca continuamente al telefono perché preoccupato di essere tradito a sua volta da lei.

Rambaldo Melandri(Gastone Moschin) è un architetto comunale in cerca del vero amore, che trova saltuariamente annullando la sua personalità per mantenerlo e abbandonando così per lunghi periodi la frequentazione dei suoi grandi amici.

Gli amici si ritrovano abitualmente nel bar gestito da Guido Necchi (Duilio Del Prete) e dalla moglie, alla quale viene spesso e volentieri lasciata l’intera gestione del bar a causa delle repentine partenze del marito insieme agli amici.

Nel corso del film si aggiunge al gruppo il Dottor Alfeo Sassaroli(Adolfo Celi), prestigioso primario la cui moglie diviene oggetto delle attenzioni di Melandri. La relazione della moglie con Melandri sarà causa di iniziali tensioni fra il resto del gruppo e Sassaroli, che si trasformeranno poi in una sana e leale amicizia.

Amici Miei2 «Tarapia tapioco! Prematurata la supercazzola o scherziamo?»
«Prego?»
«No, mi permetta, no io… Scusi, noi siamo in quattro, come se fosse antani anche per lei soltanto in due oppure in quattro anche scribai con cofandina, come antifurto, per esempio..»
«Ma che antifurto! Mi faccia il piacere, questi signori qui stavano suonando loro, ‘un s’intrometta!»
«Ma no, aspetti, mi porga l’indice, ecco lo alzi così, guardi, guardi, guardi, lo vede il dito, lo vede che stuzzica, e prematura anche! Ma, allora io le potrei dire, anche col rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come vicesindaco, capisce?»

Amici miei è una pietra miliare della commedia all’italiana, di cui va idealmente a chiudere il periodo migliore.

Una storia che strappa tantissime risate ma anche qualche amara riflessione, velata da una sottile ma palpabile tristezza di fondo.
I cinque protagonisti vivono la compagnia degli amici e le zingarate fatte insieme come possibilità di fuga, dalla vita di tutti i giorni che li opprime e da un mondo in cui si sentono fuori luogo. A emergere è l’amicizia più vera e sincera, quella fatta di espressioni e gesti che valgono più di mille parole, di leggerezza e spensierate avventure.

I cinque attori principali non hanno bisogno di presentazioni e sono fra i principali motivi della riuscita del film: artisti che hanno nobilitato il nostro cinema in tutto il mondo, in grado di cambiare il registro di una scena con piccoli cambi di espressione o leggere variazioni del tono di voce, dotati di un carisma umano e cinematografico difficile da ritrovare nel cinema italiano odierno.

Tantissime le scene rimaste nella memoria collettiva, citate e parodiate ancora dopo 40 anni dall’uscita del film: la supercazzola con cui Mascetti sbeffeggia il vigile, il ricovero di gruppo presso la clinica di Sassaroli, il vasino usato in modo improprio da Necchi o la celeberrima sequenza degli schiaffi alla stazione dei treni. Scene ciniche e grottesche, che divertono riuscendo a essere contemporaneamente anche riflessive, ricordandoci di prendere tutto un po’ meno sul serio e di sdrammatizzare anche le cose in apparenza più sacre, pensiero che può essere sintetizzato con la frase di Sant’Agostino “nutre la mente soltanto ciò che la rallegra”, che campeggia ancora oggi sul sito ufficiale del compianto maestro Monicelli.

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“Il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l’estro, il desiderio… come l’amore. Nasce quando nasce e quando non c’è più è inutile insistere. Non c’è più!”

Curiosità

Nelle intenzioni di Pietro Germi, il film doveva essere ambientato a Bologna. Quando Monicelli subentrò alla regia scelse di ambientare la pellicola a Firenze.

Marcello Mastroianni e Raimondo Vianello rifiutarono la parte del Conte Mascetti.

Durante le riprese della celebre scena del treno, i protagonisti schiaffeggiarono realmente le comparse, che non erano state avvisate e si ribellarono alla scelta, provocando alcuni momenti di tensione sul set.

Il personaggio del Conte Mascetti è ispirato a un nobile toscano realmente esistito, che sperperò un imponente patrimonio viaggiando per il mondo con i suoi amici, per poi ritornare a Firenze povero in canna e con un orso al guinzaglio.

3 pensieri su “Amici miei (1975)

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