Una lucertola con la pelle di donna (1971)

Una lucertola con la pelle di donna

Titolo originaleUna lucertola con la pelle di donna
Paese di Produzione: Italia
Anno di uscita1971
Durata99′
RegiaLucio Fulci
SceneggiaturaLucio Fulci, Roberto Gianviti, André TranchéJosé Luis Martinez Molla
MusicheEnnio Morricone
InterpretiFlorinda BolkanJean SorelStanley BakerAnita StrindbergLeo GennSilvia Monti, Edy Gall
A Lizard in a Woman's Skin (1971) on IMDb

 

 

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“Mi ricordo di aver visto una lucertola con la pelle di donna”

Una lucertola con la pelle di donna è una delle migliori pellicole di Lucio Fulci, maestro del grande cinema di genere e fra i registi italiani più sottovalutati di sempre.
Nonostante il film sia formalmente un giallo, che cavalca l’onda creata pochi anni prima da Dario Argento, contiene al suo interno diversi elementi horror e alcuni notevoli spunti onirici, che Fulci amalgama con la sua consueta maestria nell’affrontare generi diversi, accompagnato dalle musiche di un sempre sontuoso Ennio Morricone.
Nel cast sono da segnalare le presenze di Florinda Bolkan (che lavorerà nuovamente con Fulci un anno più tardi in Non si sevizia un paperino), Jean Sorel e la bellissima svedese Anita Strindberg, che nel film mostra generosamente una delle prime coppie di seni rifatti della storia del cinema.

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Carol Hammond (Florinda Bolkan) è la figlia di un importante avvocato londinese, che l’ha cresciuta in un ambiente raffinato e conservatore.
Carol sogna continuamente di trovarsi in situazioni ad alto tasso erotico con la vicina di casa Julia Durer(Anita Strindberg), che descrive dettagliatamente allo psichiatra da cui è in cura, il quale cerca di trovare una spiegazione basata sull’interpretazione dei sogni.
Durante una seduta psicanalitica, Carol rivela che in una delle ultime notti ha sognato di uccidere la vicina, pugnalandola fino alla morte.
Lo psichiatra interpreta il sogno come liberatorio, ma dopo qualche giorno Julia Durer viene veramente trovata morta in casa sua, con le stesse modalità descritte da Carol, sulla quale ricadono immediatamente i sospetti degli investigatori.

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Una lucertola dalla pelle di donna è un film eccellente sotto l’aspetto visivo, con inquadrature sorprendenti e non convenzionali, impreziosite da una maniacale cura del dettaglio, in particolare nelle stupende sequenze oniriche.

Gli effetti speciali sono formidabili per l’epoca, grazie al talento nel campo di Carlo Rambaldi, che anni più tardi vincerà tre premi Oscar e sarà autore degli effetti, fra gli altri, di Alien, Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T.
L’equipe di Rambaldi ha lavorato a tutte le scene più forti del film con un approccio artigianale, che le ha rese spaventose ma al tempo stesso credibili, al punto da fare diventare il celebre artista italiano il primo curatore degli effetti speciali a doversi giustificare in tribunale per il suo operato, a causa della celeberrima scena della vivisezione dei cani, davvero terrorizzante, per cui venne accusato di violenza sugli animali.
Rambaldi riuscì a dimostrare che gli effetti erano stati ottenuti tramite pupazzi e sapienti inquadrature, salvandosi così dal carcere.
L’altra celebre scena spaventosa, quella in cui un gruppo di pipistrelli attacca la protagonista, venne realizzata facendo muovere meccanicamente i pupazzi degli animali lungo binari prestabiliti, scelta che richiese un lavoro particolarmente complicato, che fu elogiato da un altro grande maestro del brivido, Mario Bava.

Lucio Fulci, con la sua solita attenzione per i temi più scabrosi e scomodi, inserisce nel film diversi spunti audaci e ancora poco trattati all’epoca, come l’amore lesbico, la psicanalisi (che nel cinema di Fulci fa sempre una brutta figura), le droghe allucinogene e il mondo degli hippies, incastonati nel solito pessimismo del regista verso tutto il genere umano. Non mancano inoltre le tipiche scudisciate del regista al moralismo, evidenziate in questo film dalle frequentazioni tutt’altro che irreprensibili da parte di Carol e della sorella, che contrastano con l’educazione rigida e rigorosa imposta dalla famiglia.

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L’intreccio risulta a volte troppo cervellotico e con una continua ricerca del colpo di scena, attraverso soluzioni narrative un po’ troppo tirate per i capelli, che smorzano parzialmente la grande carica visionaria della pellicola.

Pare che fra gli sceneggiatori ci fosse un conflitto fra coloro che volevano fare prendere alla storia una piega razionale e quelli, come Lucio Fulci, che volevano privilegiare una soluzione più metafisica e in bilico fra realtà e fantasia. Alla fine ha prevalso la corrente a favore della logica, che ha portato a un finale affrettato e poco convincente e che ha probabilmente influenzato anche altri momenti della pellicola.

Secondo il parere di chi scrive, sarebbe stato meglio lasciare campo aperto alla fantasia di Fulci, che avrebbe potuto raggiungere la vetta toccata 10 anni più tardi con …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà, regalandoci un capolavoro destinato a rimanere negli annali, ma ci resta comunque un grande film, un giallo feroce e cinico come pochi e in anticipo di diversi anni sui tempi.

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