Paprika – Sognando un sogno (2006)

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Titolo originalePaprika
Paese di ProduzioneGiappone
Anno di uscita2006
Durata90′
RegiaSatoshi Kon
SceneggiaturaSatoshi Kon, Seishi Minakami
MusicheSusumu Hirasawa
InterpretiMegumi Hayashibara, Tôru Furuya, Katsunosuke Hori, Kôichi Yamadera, Akio Ôtsuka, Toru Emori, Daisuke Sakaguchi
Paprika (2006) on IMDb

 

 

paprika2“Pieno di gratitudine per tutto ciò che di buono c’è nel mondo, poso la mia penna. Con permesso. Satoshi Kon”
Ultimo messaggio del regista Satoshi Kon prima di morire

Paprika è una pellicola di animazione giapponese, tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Yasutaka Tsutsui.
Si tratta dell’ultimo film diretto dal compianto regista Satoshi Kon, morto per un tumore al pancreas nel 2010, a soli 46 anni.
Per il particolare tema della condivisione dei sogni, Paprika è stato spesso accostato e confrontato con altri film, come il successivo Inception o il precedente The Cell.

Per sapere di più sul sogno lucido nel cinema consiglio questa interessantissima infografica di sognipedia.it.

paprika 4“C’erano anche cinque dame, che danzavano sulle note della musica delle rane. Il vortice di carta riciclata era veramente uno spettacolo! Sembrava computer grafica, altroché! A me non piacciono i budini in technicolor e i borghesucci snob, è un fatto risaputo anche in Oceania! Credo sia arrivato il momento di tornare a casa, a contemplare un limpidissimo cielo azzurro. I coriandoli cominceranno a danzare davanti ai cancelli del tempio, il frigorifero e la cassetta postale guideranno il corteo! I controllori delle date di scadenza non fermeranno la parata trionfale, niente e nessuno potrà fermarla! Dovranno inchinarsi davanti alla grandezza dei righelli a triangolo! Sì, perché questa parata è stata fortemente voluta dai bambini della terza elementare, quelli col teleobbiettivo! Presto, venite avanti tutti insieme, sono il governatore dei governatori!”

La protagonista del film è la ricercatrice e psicoterapeuta Atsuko Chiba, che, grazie a un dispositivo chiamato DC Mini, è in grado di immergersi nei sogni dei propri pazienti, in modo da scoprire le origini delle loro nevrosi e a regolarsi di conseguenza per curarli.
L’alter ego che Atsuko usa all’interno dei sogni dei pazienti è quello della giovane e seducente Paprika, che utilizza anche con persone esterne all’ospedale per cui lavora, sempre al fine di aiutarle a risolvere i i loro problemi.
Nonostante gli alti standard di sicurezza con cui vengono sorvegliati i DC Mini, un ladro riesce a rubarne alcuni e comincia ad utilizzarli per fare vivere alle proprie vittime, fra cui il direttore dell’ospedale, dei veri e propri sogni ad occhi aperti, trasformandoli in fantocci piegati alla sua volontà.
La dottoressa Atsuko, nelle vesti di Paprika, con l’aiuto del detective Kogawa Toshimi si mette quindi alla caccia del ladro, per tentare di sventare il suo folle piano di dominazione del mondo attraverso i sogni.

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“La scienza non è altro che semplice spazzatura, una cosa inutile di fronte all’immensità di un sogno”

Sfruttando al meglio le potenzialità che l’animazione gli offre, Satoshi Kon realizza un’opera visionaria e onirica, in cui i piani della realtà, del sogno e del cinema vengono continuamente sovrapposti, diventando quasi indistinguibili l’uno dall’altro.

La straordinaria potenza visiva delle immagini ambientate nei sogni dei vari personaggi stordisce e affascina lo spettatore, accompagnandolo in una grande rappresentazione del contrasto fra la realtà in cui viviamo e quella che elaboriamo nel nostro inconscio, che segue regole oscure e spesso incomprensibili.

Paprika riesce ad andare oltre le splendide immagini, divenendo una potente metafora sull’esistenza umana, che mette i sogni al centro di tutto, trasformandoli in oggetti da rubare e distorcere da parte dei malintenzionati, in materia da proteggere e da sfruttare per nobili scopi da parte dei personaggi più positivi. Notevole anche la componente metacinematografica del film, con rimandi e citazioni a diverse opere dei più disparati generi, esplicitata dal personaggio del detective Kogawa, afflitto da un’apparente fobia per il cinema, sulla quale Paprika cerca di capire di più.

Spiace che venga tutt’ora alimentata una sterile polemica, condita da accuse gratuite di plagio, fra due film estremamente riusciti come Paprika e Inception, che partono da un incipit simile ma proseguono su binari narrativi, contenutistici e stilistici completamente diversi.
Il film di Nolan sfrutta l’idea della condivisione dei sogni solo come sfondo per una storia ricca di azione e con un universo di regole descritte fin troppo nel dettaglio, incentrata sulle ossessioni e sulle turbe psichiche del protagonista Cobb. La pellicola di Satoshi Kon, invece, rende il sogno e la sua intrinseca irrazionalità il tema portante del film, con una sceneggiatura volutamente più vaga e una trama che spesso rallenta per dare spazio all’immaginazione e al talento visionario del regista.
Questo rende Paprika un film ostico e non per tutti, adatto a un pubblico adulto e capace di mettere da parte la comprensione per lasciarsi trasportare dal vortice delirante delle sue immagini, create da un’artista che purtroppo abbiamo perso troppo presto.

Curiosità

Quando Kogawa va al cinema, si vedono di sfuggita le locandine di tre film precedenti di Satoshi Kon: Perfect BlueMillennium Actress e Tokyo Godfathers.

La scena in cui Paprika rompe una chitarra in testa a un uomo è una chiara citazione di Vacanze Romane.

Quando Kogawa è in scena nelle vesti di regista, i suoi lineamenti e i suoi gesti sono modellati su quelli di Akira Kurosawa.

In una scena, Kogawa sogna una scena di From Russia with love.

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