Deconstructing Harry – Harry a pezzi (1997)

Harry a pezzi

Titolo originaleDeconstructing Harry
Paese di ProduzioneUSA
Anno di uscita1997
Durata96′
Regia: Woody Allen
SceneggiaturaWoody Allen
MusicheJohnny Green, Antonio Carlos Jobim, Edward Heyman
InterpretiWoody Allen, Billy Crystal, Kirstie AlleyRichard Benjamin, Hazelle GoodmanElisabeth Shue, Demi Moore, Robin Williams, Stanley Tucci, Tobey MaguireJulia Louis-Dreyfus, Judy Davis, Bob Balaban, Jennifer Garner, Paul Giamatti, Mariel Hemingway
Deconstructing Harry (1997) on IMDb
Harry a pezzi 3
«Tu non hai valori! Tutta la tua vita è nichilismo, cinismo, sarcasmo e orgasmo.»
«Beh, in Francia con uno slogan così vincerei le elezioni.»

Deconstructing Harry è una commedia del 1997, scritta, diretta e interpretata da Woody Allen.
Rappresenta una della vette della carriera del regista newyorkese, che rispose ai dubbi della critica mondiale, che già allora lo accusava di essere in fase calante e a corto di idee, con il film in cui il suo umorismo è più tagliente e sboccato verso tutto e tutti, la pellicola in cui Woody Allen si smonta letteralmente a pezzi, portando su schermo tutte le sue frustrazioni e anche i principali vizi della sua vita privata.
Il film è nobilitato dalla presenza in piccole parti di attori di fama mondiale, su cui svettano Billy Crystal, sempre a suo agio nei ruoli brillanti, e il compianto Robin Williams, che compare in scena quasi sempre sfocato, in una delle trovate più significative della pellicola, che simboleggia la profonda crisi interiore del protagonista.

Harry a pezzi 2
“Quinto piano: borseggiatori della metropolitana, mendicanti aggressivi, critici letterari.
Sesto piano: estremisti di destra, serial killer, avvocati che vanno in TV.

Settimo piano: i Media. Spiacenti, il piano è al completo.
Ottavo piano: criminali di guerra evasi, predicatori televisivi, sostenitori di armi da fuoco.
Ultimo piano: tutti fuori, prego.”

Harry Block(Woody Allen) è uno scrittore in piena crisi creativa ed esistenziale, incapace di scrivere qualcosa di nuovo a causa del blocco dello scrittoreodiato da tutti i suoi conoscenti per avere utilizzato nei suoi racconti episodi della loro vita privata che dovevano rimanere segreti, reduce da una serie di matrimoni falliti e in perenne psicoterapia.
La sua vita dissoluta e insensata viene interrotta da una chiamata da parte della sua vecchia università, decisa a conferirgli un premio. La ricerca di una persona da cui essere accompagnato alla premiazione innescherà una serie di situazioni tragicomiche e sarà l’occasione per lo scrittore di fare riaffiorare vecchi ricordi, mescolati a sogni e a visioni, in una continua alternanza di realtà e fantasia.

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«Brutto stronzo bastardo! Ti vorrei tagliare quella testa di cazzo!»
«Sei adirata, vero?»

Facendo seguito alla dichiarazione di intenti del titolo del film, Woody Allen decostruisce in questo film la sua vita privata e artistica, in quella che potrebbe essere vista come una grande seduta psicoanalitica, compiuta dal regista verso sé stesso. La decostruzione di Allen avviene a tutti i livelli, da quello formale, con un montaggio frenetico che interrompe bruscamente le scene, a quello contenutistico, in cui il regista espone i propri punti di vista sull’esistenza ed espone tutti i suoi principali vizi: il pessimismo, il cinismo, l’ateismo, la promiscuità sessuale e la passione per le prostitute.
Vengono inoltre esplicitamente omaggiati Ingmar Bergman e Federico Fellini, due dei principali modelli e punti di riferimento del regista newyorkese: il viaggio compiuto da Harry Block verso la sua vecchia università, fra l’altro a bordo di una Volvo, è una lampante citazione del capolavoro del regista svedese Il Posto delle fragole, mentre l’harem di donne che Harry Block cerca di crearsi, il racconto sempre in bilico fra realtà e finzione e soprattutto il finale del film sono tutti tratti distintivi del cinema di Federico Fellini e in particolare del suo 8 1/2.

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“Mio Dio, credi che farmi fare un pompino da una tettona ventiseienne sia stato un piacere per me?”

Il sarcasmo pungente e corrosivo di Woody Allen non risparmia nessuno: Chiesa, matrimonio, famiglia, amore, ebrei, morte, arte, amicizia. Tutti cadono sotto i colpi di un umorismo più dissacrante che mai, che contribuisce a fornire al film un tono assurdo e grottesco, che però rivela anche qualche spunto malinconico e un sottotesto molto più complesso di quanto possa sembrare, quello di un uomo in profonda crisi e privo di punti di riferimento, che riesce a trovare soddisfazione solo nella sua arte, vivendola non come espressione massima delle proprie abilità, ma come via di fuga dai propri demoni personali.
Lo splendido e catartico finale suggella l’unione del piano artistico con quello autobiografico, facendo ritrovare una rinnovata fiducia e serenità al protagonista.

Tantissime le sequenze memorabili, dai battibecchi con le varie mogli alla spassosa  discesa agli inferi, senza dimenticare i memorabili dialoghi con la religiosissima sorella e con la prostituta, che dimostrano, se ce ne fosse bisogno, l’innato talento comico di uno dei più grandi registi viventi, proiettando Harry a pezzi nella cerchia delle sue opere più riuscite.

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«Ma tu lo sai che l’universo si sta sgretolando? Lo sai questo? E lo sai che cos’è un buco nero?»
«Sì, mi ci guadagno da vivere!»

Curiosità

Fu il film di apertura del festival di Venezia del 1997.

Harry a pezzi condivide con Due padri di troppo, uscito nello stesso anno, ben tre membri del cast: Robin Williams, Billy CrystalJulia Louis-Dreyfus.

Per la parte del protagonista Harry Block pensò, fra gli altri, ad Albert Brooks, Dustin Hoffman, Elliott Gould e Dennis Hopper.

Grazie a questo film, Woody Allen conquistò una delle sue sedici (per ora) candidature all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale.

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