Intervista a Martino Savorani

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“Quando un uomo ha paura, si immobilizza e si acquatta nel luogo più sicuro che conosce: casa propria. Ma quando un uomo teme qualcosa che abita la sua stessa dimora, sente che è inutile nascondersi perché nulla lo può salvare.”

I demoni delle campagne è il secondo libro di Martino Savorani, giovane promessa della letteratura italiana. Contiene tre racconti dell’orrore, ambientati in una Romagna tenebrosa e maligna, in cui i personaggi si trovano ad affrontare le proprie paure più recondite.

1) Ciao Martino, raccontaci come è nato e cresciuto I demoni delle campagne

Il progetto di una trilogia horror è nato precisamente nel dicembre del 2008, quando ho finito Il vampiro della Ca’ Vècia. L’anno prima avevo terminato La notte dell’Orrore a Casàz; avevo in mano due racconti horror troppo corti per farne un libro e troppo lunghi per qualsiasi altro tipo di pubblicazione. Ne serviva un terzo. L’ho cercato a lungo, ma l’idea giusta mi è venuta solo nel 2013, e la stesura mi ha impegnato fino ai primi mesi del 2014. Diciamo che il progetto I demoni delle campagne ha avuto una gestazione piuttosto lunga: 7 anni!

2) C’è un personaggio di questi tre racconti in cui ti immedesimi o che contiene diversi aspetti tipici della tua personalità?

I protagonisti dei racconti sono quelli che mi assomigliano di più, ma l’identificazione non è totale: lascio sempre ai personaggi una certa libertà di essere sé stessi. Questo li rende più autentici, inoltre evito di creare tante maldestre caricature del sottoscritto. Se qualcuno vuole conoscermi, il modo migliore di farlo è parlarmi (o leggere il mio blog). Dunque non cercatemi nei personaggi, perché sono un po’ tutti e un po’ nessuno: ad esempio in Caccia all’Uomo Nero sono il cuore di Leo, il cinismo di Costa e la semplicità di Paolone.

3) Il secondo racconto, Il vampiro della Ca’ Vècia, è quello che mi è piaciuto più di tutti. Perché hai scelto di raccontare una storia dentro a un’altra storia? È l’idea con cui sei partito fin da subito o ti è venuta in corso d’opera?

Devo ammettere che quando ho iniziato a scrivere quel racconto non avevo pensato al suo sviluppo: avevo in mente solo la situazione iniziale. Poi ho avuto l’idea di far raccontare una storia a un personaggio: un escamotage che amo trovare nei libri che leggo, anche se non è certo una novità – pensate che Le mille e una notte è del X secolo!

4) Mi ha molto colpito la tua scelta di raccontare una Romagna oscura e sinistra, diversa dalla descrizione solare e pacifica che si dà solitamente della nostra terra. Quanto ti ha influenzato il nostro territorio nella scrittura del libro?

La Romagna è la vera co-protagonista di ogni racconto. Il territorio, quindi i suoi personaggi, i suoi campi, le sue colline e le sue case sono state fonte di ispirazione e scenario ideale per tutte le vicende. La Romagna solare e pacifica la identifico più con la Riviera; io ho ambientato i racconti nella Romagna collinare, dove le notti senza luna mettono ancora qualche brivido alla schiena.

5) Che tipo di scrittore sei, scrivi di getto o redigi un’elaborata scaletta?

Ho scritto il mio primo racconto 11 anni fa e da allora ho sempre e solo scritto di getto, anche i racconti più lunghi e articolati. Ho trovato il mio metodo: funziona con i racconti, ma non con i romanzi. Quando vorrò scrivere un romanzo, mi toccherà cercare un altro metodo. Per ora va bene così: scrivere deve rimanere prima di tutto una passione, guai se diventa un dovere!

6) Hai avuto difficoltà a pubblicare?

Non lo dico per vantarmi, ma ho trovato in fretta una casa editrice. A monte c’è stato un buon lavoro di scrematura (ho evitato quelle a pagamento e le maggiori, tipo Einaudi e Mondadori), quindi ho inviato il manoscritto a 17 case editrici: un numero che mi ha portato fortuna. Ho ricevuto 7-8 risposte, la metà positive. Allora ho scelto quella che mi ha dato più garanzie a livello di editing (e non solo). Ma prima di firmare il contratto sono andato a conoscere l’editore.

7) Da dove e quando nasce la tua passione per l’horror?

La passione per l’horror è nata prima a livello cinematografico. I miei genitori non volevano che li guardassi, allora mi facevo prestare le videocassette da un vicino di casa un po’ più grande (io avevo 13-14 anni) e me le guardavo quando i miei andavano a riposarsi dopo pranzo. Poi ho scoperto Stephen King, che ha avuto un ruolo decisivo, benché ritenga Dracula e Frankenstein due classici inarrivabili, metro di paragone per chiunque voglia scrivere horror.

8) Oltre ai film di Sam Raimi, che citi nei ringraziamenti, ci sono altre pellicole che ti hanno particolarmente ispirato nella stesura di questi racconti?

Beh, senza La notte dei morti viventi di Romero e i suoi splendidi seguiti la mia vita sarebbe molto diversa: Romero mi ha insegnato che l’horror può comunicare qualcosa oltre la paura. In un secondo momento ho scoperto Cronenberg e Carpenter, maestri del genere, anche se con questi racconti non c’entrano molto.

Due pellicole che mi hanno influenzato sono La maschera del demonio (1960) di Mario Bava, per le ambientazioni gotiche, e Planet Terror (2007) di Robert Rodriguez, che è divertimento allo stato puro. Un film che mi ricorda le atmosfere de La notte dell’Orrore a Casàz è Il ritorno dei morti viventi (1985) di Dan O’Bannon – l’ho recensito qui -, ma l’ho visto dopo aver scritto questi racconti.

9) Se potessi scegliere, quale regista o quali attori vorresti per una trasposizione cinematografica dei tuoi racconti? Quale dei tre pensi che possa essere il più adatto per un film?

Il primo racconto, La notte dell’Orrore a Casàz, secondo me è il più adatto per un film. Il sogno irrealizzabile è un Sam Raimi in cabina di regia e ovviamente Bruce Campbell nel ruolo del protagonista, con carta bianca sui dialoghi. Il secondo – Il vampiro della Ca’ Vecja – potrebbe essere nelle corde di Carpenter, mentre per Caccia all’Uomo Nero vedrei bene un regista lontano dal genere horror: un Marco Risi, per intenderci.

Parlando seriamente, vorrei proporre ad Andreas Marfori La notte dell’Orrore a Casàz. Con il regista del mitico Il bosco 1 lavorerei anche gratis!

10) In molti considerano il genere horror un tipo di narrazione di serie B, per usare un eufemismo. Come rispondi a chi la pensa in questa maniera?

La colpa è solo dell’horror. Troppo spesso gli autori si concentrano sull’aspetto orrorifico, tralasciando la trama e lo sviluppo dei personaggi – fatto ancora più lampante nel cinema – oppure scrivendo romanzi adatti solo ai fan del genere. Con I demoni delle campagne ho cercato prima di tutto di raccontare una storia capace di emozionare il lettore, chiunque sia: dalla casalinga a Dario Argento. Il fattore horror è ovviamente presente e determinante, ma i racconti sono accessibili a tutti, anche ai neofiti del genere.

11) Come giudichi la situazione italiana attuale dell’horror nella letteratura e nel cinema?

Devo ammettere che a livello letterario non sono così informato sui contemporanei: preferisco leggere i classici. Di recente ho scoperto Joseph Sheridan Le Fanu: è stata una folgorazione!

Per quanto riguarda il cinema, in Italia si vive di lampi. Ogni tanto qualcuno fa l’exploit: Federico Zampaglione con Shadow (ma il successivo Tulpa non è all’altezza), David Grieco con Evilenko (purtroppo non ha girato altro), Gabriele Albanesi con Il bosco fuori (assai artigianale, ma nettamente meglio del successivo Ubaldo Terzani Horror Show). L’unico regista che mi ha davvero impressionato è il friulano Lorenzo Bianchini: il suo esordio ultra low budget Lidris cuadrade di tre era una capolavoro, l’ultimo (sempre fatto con 2 soldi) è l’interessante e pauroso Oltre il guado.

12) Quali sono i tuoi progetti futuri? Pensi di continuare con l’horror?

Scrivere è una passione che non riesco a controllare. A volte sto mesi senza scrivere, ma quando comincio vado fino in fondo. Per il momento mi dedico a tempo pieno alla promozione de I demoni delle campagne, ma scriverò comunque i racconti che “mi vengono”: sì, perché sono loro a venire da me quando sono pronti per essere scritti.

Posso anticipare che con l’horror non ho affatto chiuso: ho raccontato di zombi, vampiri e Uomo Nero, mancano all’appello fantasmi e licantropi. Sempre che non faccia capolino qualche mostro, tipo Godzilla… per non parlare delle leggende indiane, azteche, celtiche, ecc.

13) Ultima domanda: cos’altro vorresti dire ai lettori di Nuovo Cinema Lebowski?

Vorrei incontrarvi tutti per parlare di letteratura e cinema horror: se organizzate una serata di letture, la proiezione di un film dell’orrore o una presentazione de I demoni delle campagne, sarò ben lieto di partecipare!


I demoni delle campagne è acquistabile nelle migliori librerie, fra cui:

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