American Beauty (1999)

American Beauty

Titolo originaleAmerican Beauty
Paese di ProduzioneUSA
Anno di uscita1999
Durata117′
RegiaSam Mendes
SceneggiaturaAlan Ball
MusicheThomas Newman
InterpretiKevin Spacey, Annette Bening, Mena Suvari, Thora Birch, Wes Bentley, Peter Gallagher, Chris Cooper
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“Mi chiamo Lester Burnham. Questo è il mio quartiere, questa è la mia strada, questa è la mia vita. Ho quarantadue anni, fra meno di un anno… sarò morto. Naturalmente io questo ancora non lo so. E in un certo senso sono già morto. Guardatemi, mi faccio una sega sotto la doccia. Questo sarà il culmine della mia giornata. Dopodiché è tutto uno sfacelo.”

Con l’approssimarsi della fine di un secolo o addirittura di millennio, l’umanità solitamente perde le proprie certezze e si sente più fragile e prigioniera di paure che poco prima non la sfioravano neanche. Non stupisce dunque che proprio nel 1999, nella prima conclusione di secolo con il cinema fra le arti più apprezzate, siano uscite diverse pellicole che, in maniera diversa fra loro, raccontano la perdita di fiducia della popolazione e la profonda crisi dei capisaldi della società. Fra queste è giusto citare almeno Matrix, Fight Club, Eyes Wide Shut e soprattutto American Beauty.
Quest’ultima pellicola, prima regia cinematografica di Sam Mendes, analizza diffusamente la crisi del ceto medio americano, del matrimonio e del rapporto fra genitori e figli, con interessanti riflessioni sulla sessualità, sull’adolescenza e sullo smarrimento delle persone di mezza età, dovuto al crollo dei propri sogni e delle proprie aspirazioni.

Il film è forte di un cast di altissimo livello, dominato dall’interpretazione fantastica di Kevin Spacey, all’apice della propria carriera e giustamente premiato con l’Oscar per il migliore attore protagonista per il suo lavoro in American Beauty.

American Beauty 4“Se la gente che neanche conosco mi guarda e vuole scoparmi significa che sono davvero sputata per fare la modella, ed è fantastico; perché non c’è niente di peggio nella vita che essere una qualunque.”

Lester Burnham (Kevin Spacey) è un’uomo in piena crisi di mezz’età: insoddisfatto del proprio lavoro, in un rapporto burrascoso con la figlia Jane (Thora Birch) e quasi un estraneo della moglie Carolyne, interpretata da Annette Bening.
Quello che già dalla prima scena viene dichiarato essere l’ultimo anno di vita del protagonista viene completamente scombussolato dall’incontro da parte di Lester di Angela (Mena Suvari), amica della figlia di cui si invaghisce, e dall’arrivo in una casa adiacente dell’ex colonnello Frank Fitts (Chris Cooper) e del figlio Ricky, interpretato da Wes Bentley, con quest’ultimo che si avvicinerà a Jane e farà riscoprire a Lester i piaceri della trasgressione, incrociando in maniera indissolubile le vite dei Fitts con quelle della famiglia Burnham.

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“Il mio lavoro consiste fondamentalmente nel mascherare il mio disprezzo per quegli stronzi dei miei capi e, almeno una volta al giorno, nel ritirarmi nel bagno degli uomini per farmi una sega, mentre fantastico su una vita che non somigli per filo e per segno all’inferno.”

La sceneggiatura di Alan Ball, che successivamente sarà anche creatore dell’apprezzata serie TV Six Feet Under, è una fortissima satira della società e della borghesia americana del tempo, rigogliosa e felice in apparenza, ma dilaniata da grandi contrasti e contraddizioni al suo interno.
Assistiamo così, con una curiosa scelta narrativa che rivela fin dall’inizio il tragico destino del personaggio principale, alla rinascita delle passioni e della vitalità di un uomo inizialmente prigioniero di una vita che non lo soddisfa e di un lavoro monotono che lo disgusta, uccidendone i sogni e i desideri.

La sessualità ha grande importanza all’interno del film e viene rappresentata dalla sensualità del personaggio di Mena Suvari, una Lolita moderna che, nonostante la sua giovane età, sconvolge Lester nel profondo, diventando oggetto dei suoi desideri sessuali e delle sue fantasie erotiche, e spinge Jane a uscire dal suo bozzolo e a vivere più liberamente il rapporto col sesso maschile, ostentando un’esperienza e una sicurezza che celano però grande fragilità.

La società raccontata da Sam Mendes è corrotta ad ogni suo livello, fra adolescenti disposte a tutto pur di essere accettate, mogli fedifraghe e apatiche, padri omofobi e opprimenti nei confronti dei figli, datori di lavoro che vedono i dipendenti come numeri da misurare e migliorare. L’unico personaggio a uscire vincitore dalla pellicola è proprio quello di Lester, che al termine del proprio percorso riesce a riacquistare fiducia nel prossimo e nel mondo e a ritrovare la smarrita gioia nella vita proprio quando essa gli viene tolta, con una gamma di espressioni ed emozioni che viene resa in maniera davvero superba da Kevin Spacey, vero e proprio mattatore del film.

Menzione particolare per la fotografia di Conrad L. Hall, perfetta nel contrasto fra la luminosità degli esterni e l’opacità e la freddezza degli interni, azzeccata soprattutto nei momenti onirici.

Cinque premi Oscar assegnati al film, ovvero quello per la migliore pellicola, la migliore regia, il miglior attore protagonista, la migliore sceneggiatura originale e la migliore fotografia, riconoscimenti più che meritati per una delle ultime pellicole di Hollywood davvero controcorrente ed esente dall’eccessivo buonismo che ultimamente accompagnano le produzioni americane più popolari.
Un’opera d’arte ancora attualissima e ricca di spunti di riflessione, un film imprescindibile per chiunque e particolarmente per i detrattori del cinema americano per partito preso.

American Beauty“Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica. E c’è elettricità nell’aria. Puoi quasi sentirla, mi segui? E questa busta era lì, danzava, con me. Come una bambina che mi supplicasse di giocare. Per quindici minuti. È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita, dietro a ogni cosa. E un’incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura. Mai. Vederla sul video è povera cosa, lo so; ma mi aiuta a ricordare. Ho bisogno di ricordare. A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla… Il mio cuore sta per franare.”

Curiosità

La scena in cui Lester Burnham è fatto in macchina è una totale improvvisazione di Kevin Spacey.

Nei titoli di coda compaiono dei ringraziamenti al Dr. Bill e a Alice. I destinatari dell’omaggio sono Tom Cruise e Nicole Kidman, grandi amici di Sam Mendes, che all’epoca dell’uscita del film avevano da poco finito di girare Eyes Wide Shut, interpretando la coppia sposata composta appunto da Alice e dal Dr. Bill.

All’epoca delle riprese Thora Birch aveva solo 17 anni, per cui ci fu bisogno dell’approvazione dei suoi genitori per la breve scena del suo topless, che fu girata in presenza di esponenti di associazioni per la protezione dei minorenni.

Katie HolmesKirsten Dunst, Sarah Michelle Gellar e Brittany Murphy rifiutarono il ruolo di Angela.

Su consiglio del regista Sam Mendes, le movenze e i gesti di Kevin Spacey emulano quelli di Jack Lemmon in L’appartamento.

Terry Gilliam rifiutò la regia del film.

Il film ha ricevuto un totale di 86 premi su 159 nomination.

Nel suo discorso per la vittoria del premio Oscar, lo sceneggiatore Alan Ball ha dichiarato che l’ispirazione per il film gli è venuta osservando una busta di carta fluttuare nel vento mentre era seduto nella piazza del World Trade Center.

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