Children of Men – I figli degli uomini (2006)

I figli degli uomini

Titolo originaleChildren of Men
Paese di Produzione: Regno UnitoUSA
Anno di uscita: 2006
Durata109′
RegiaAlfonso Cuarón
SceneggiaturaAlfonso CuarónDavid ArataTimothy J. Sexton
MusicheJohn Tavener
InterpretiClive Owen, Julianne Moore, Michael CaineClaire-Hope AshiteyChiwetel EjioforPam FerrisCharlie HunnamPeter MullanDanny Huston
Children of Men (2006) on IMDb

 

 

I figli degli uomini 2
“Quando i rumori nei parchi gioco svanirono, arrivò la disperazione. Molto strano quello che succede in un mondo senza voci di bambini.”

In un genere come quello della fantascienza distopica, in cui spesso si bollano film come non riusciti con giudizi semplicistici e superficiali come “non dice niente di nuovo”, Alfonso Cuarón nel 2006 ha dimostrato che anche partendo da uno spunto non inedito si può creare qualcosa di originale e valido, ricco di spunti di riflessione tutt’altro che banali.

Children of Men ha guadagnato tre nomination agli Oscar per sceneggiatura non originale, montaggio e fotografia e vede la presenza nel cast di attori di altissimo profilo come Clive Owen, Julianne Moore e Michael Caine.

I figli degli uomini 5«Allora che hai fatto? Hai rapinato un treno? Hai fatto saltare un palazzo?»
«Hai detto che era gentile, è un coglione ubriaco.»
«È gentile. Avresti dovuto vederlo ai bei tempi, quando era un vero attivista.»
«Tu eri l’attivista, io volevo solo scopare.»

Il film è ambientato in un Regno Unito del 2027 in cui da 18 anni non nascono più bambini.
In uno scenario di degrado urbano e di gravi disagi sociali, il caos e la distopia regnano incontrastati, a causa di un governo che impone la segregazione razziale e vieta l’immigrazione, a cui replicano le fazioni ribelli replicano con continui atti vandalici.
Il genere umano è ormai tristemente rassegnato alla propria imminente scomparsa e si vede privato anche dell’idolo mediatico Baby Diego, l’uomo più giovane del pianeta, che viene barbaramente ucciso.
In questo clima desolato, l’ex attivista Theo (Clive Owen) viene rapito dal gruppo ribelle dei Pesci, guidato dalla sua ex moglie Julian (Julianne Moore), la quale lo vuole convincere a fare ottenere un pass per la giovane immigrata Kee, che nasconde un segreto e ha bisogno di raggiungere la nave in partenza chiamata Domani.
Ha così inizio l’avventura di Theo per la salvaguardia dell’ultima speranza dell’umanità, con l’aiuto dell’amico hippy Jasper, interpretato da Michael Caine.

I figli degli uomini 3 “Mi hanno detto di dirti che sei un porco fascista.”

Dopo un incipit poco approfondito, vero punto debole del film, Children of Men  ci trasporta in un mondo cupo e alla deriva, devastato dagli eventi che hanno portato l’umanità in una situazione disperata e senza speranza.
Su tutto domina un paesaggio spettrale, accompagnato da un inquietante silenzio, il silenzio di chi è rassegnato ad un destino che sembra ormai inevitabile.

Clive Owen interpreta con grande sensibilità il protagonista del film, un antieroe ormai disilluso e arrendevole, che non ha più nulla da chiedere a un mondo agonizzante, ma che si ritrova inaspettatamente coinvolto nel miraggio di un’ultima possibilità per la conservazione della specie; un uomo qualunque coinvolto in una situazione più grande di lui e sballottato dal corso degli eventi, che sceglie però di mettere in gioco la sua esistenza a favore di un’altra persona e in generale di tutta l’umanità.
I due mostri sacri Julianne Moore e Michael Caine confermano la loro poliedricità in due ruoli difficili e dallo scarso minutaggio, ma fondamentali nell’economia del film.
Ottime anche le prove degli attori secondari, fra cui spiccano quelle di Chiwetel Ejiofor nei panni dell’infido Luke e di Claire-Hope Ashitey, nella parte della dolce ma combattiva Kee.

Alfonso Cuarón dirige con grande passione e attenzione per i dettagli, utilizzando uno stile documentaristico impreziosito dal frequente uso della telecamera a spalla, che trasporta lo spettatore al centro degli eventi, fornendo grande realismo alla narrazione; la cura per l’immagine del regista è evidente e fondamentale per la riuscita della pellicola, che dal punto di vista tecnico vede la presenza di almeno un paio di piani sequenza da antologia, fra i migliori realizzati negli ultimi anni.
Completa l’atmosfera del film una colonna sonora di assoluto rilievo, con pezzi di King Crimson, Rolling Stones, Deep Purple e Radiohead.

I figli degli uomini 4
“Tra cent’anni non ci sarà più neanche un cazzone triste a guardare questa roba, come fai a continuare?”

Children of Men è un film ricco di simbolismo e di forte impatto emotivo; la forte presenza di gabbie attraverso cui gli uomini vengono tenuti prigionieri o divisi fra loro richiama sinistri ricordi del passato trasportati nel futuro, un futuro che oltre al problema di fondo della mancanza di nascite viene raffigurato come un posto lugubre in cui un governo totalitario molto simile a quello del Grande Fratello somministra ai propri disperati cittadini dei kit per il suicidio, un mondo in cui le opere d’arte (fra cui compaiono il David di Michelangelo, Guernica e il maiale dei Pink Floyd) vengono nascoste in un’Arca delle Arti per salvarle dalla follia degli uomini. La religione accompagna il susseguirsi delle vicende in maniera riconoscibile ma non invasiva, con varie metafore sulla vita e sul sacrificio disseminate nel film e un utilizzo dei nomi di persone e cose molto significativo in tal senso, all’interno di una narrazione quasi sussurrata e con poche spiegazioni, che non si schiera apertamente e lascia allo spettatore il compito di riempire gli spazi lasciati vuoti come meglio crede.

Un finale agrodolce ma pieno di speranza chiude degnamente la parabola di questo piccolo gioiello, simbolo di un cinema che sa ancora raccontare belle storie senza retorica o artificiosità.

Curiosità

Michael Caine ha tratto ispirazione per il proprio personaggio dai gesti e dal modo di parlare di John Lennon.

Nel corso del film, poco prima che succedano delle disavventure ai personaggi compare in scena un’arancia. La stessa cosa avviene ne Il Padrino.

Il protagonista Theo per tutta la durata del film non tocca mai una pistola.

Subito dopo la scoperta che il personaggio interpretato da Julianne Moore si chiama Julian, compare una scritta con la parola “Moore”.

Nella scena in cui Theo si trova nella sala da pranzo con Guernica sulla parete, un uomo urla insistentemente “Alex”. Questo dettaglio e il particolare modo di riprendere i calici di vino sono un chiaro omaggio ad Arancia Meccanica.

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