M. Butterfly (1993)

M. ButterflyTitolo originaleM. Butterfly
Paese di Produzione: USA
Anno di uscita1993
Durata101′
RegiaDavid Cronenberg
Sceneggiatura: David Henry Hwang
MusicheHoward Shore
Interpreti: Jeremy Irons, John Lone, Ian Richardson, Barbara Sukowa, Annabel Leventon, Shizuko Hoshi
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“Sai perché le donne a teatro sono interpretate dagli uomini? Perchè in Cina solo gli uomini possono decidere come può muoversi una donna.”

M. Butterfly è un film del 1993 diretto da David Cronenberg e basato sulla pièce teatrale di David Henry Hwang, a sua volta ispirata da un fatto realmente accaduto e dall’opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini.
Quella che potrebbe essere scambiata per una pellicola lontana dalle corde del cineasta canadese, incline all’horror e alla fantascienza, ne abbraccia in realtà diverse tematiche, come quella della mutazione del corpo.
La pellicola si regge per larghi tratti sulla sontuosa interpretazione di Jeremy Irons, che riesce a rendere con poche espressioni e piccoli gesti il turbamento interiore di un uomo perdutamente innamorato dell’idea stessa dell’amore.
Nel proseguimento della recensione si riveleranno parti importanti e significative della trama. Si sconsiglia pertanto la lettura a chi non ha ancora visto il film.

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“I giorni che ho trascorso con te sono stati gli unici giorni in cui io sia veramente esistita.”

René Gallimard (Jeremy Irons) è un diplomatico francese trasferito presso l’ambasciata a Pechino insieme alla moglie, per indagare sul governo locale e tessere strategie internazionali, compresa quella per la guerra del Vietnam già in corso.
Durante una rappresentazione della Madama Butterfly di Puccini, rimane folgorato dalla bellezza androgina e dalla bravura della primadonna Song Liling (John Lone), che cerca di conoscere.
Inizialmente l’attrice è restia a intraprendere una relazione con uno straniero per giunta sposato, ma i sentimenti fra i due prendono il sopravvento, dando il via a una tormentata storia d’amore, frenata sul lato fisico da Song Liling, che giustifica la sua volontà di non mostrarsi nuda con usanze della cultura cinese.
La realtà che anche René si rifiuta di vedere è ben più amara: Song è un uomo che ha sfruttato il diplomatico per tutto il tempo, per carpire informazioni utili sui comportamenti degli occidentali nei confronti del popolo cinese.

M. Butterfly 2“Sono solo un uomo che amava una donna creata da un uomo.” 

M. Butterfly è un film più complesso di quello che potrebbe sembrare e che si presta a più chiavi di lettura.

La tematica portante e più immediata è sicuramente quella del cieco e folle amore in cui cade René, il quale idealizza Song come rappresentazione dell’amore perfetto e più puro, attratto dalla cultura cinese ma al tempo stesso colpevole di credere di averne carpito tutti i segreti e le sfumature solo con una conoscenza superficiale, decretando così l’inizio della sua fine umana e lavorativa, basando su tali credenze sommarie anche i suoi consigli agli alti ranghi, che si rivelano sempre sbagliati.
La morbosa passione che René prova per Song ha anche una matrice feticista, tipica dei film di Cronenberg ed esplicitata dalla scena in cui scocca la scintilla nella mente del diplomatico, che vede l’attrice vestita con i tipici abiti cinesi, che saranno poi il tramite che permetteranno all’impostore di conservare il suo inganno e le ultime vesti indossate dal protagonista prima di togliersi la vita.
Cronenberg mostra con grande intimismo la rovinosa caduta di un uomo che si innamora di un’illusione e di un ideale di civiltà che non conosce, accecato da un amore che travalica ogni logica, troppo debole per cogliere l’inganno o per notarne le contraddizioni, prigioniero dell’abbaglio al punto di non volerlo accettare neanche di fronte alla rivelazione della verità, portando con sé il miraggio dell’amore fino alla morte.

Un’altra chiave di lettura del film, meno esplicita ma non per questo meno importante, consiste nella fortissima critica al mondo occidentale e alla sua arroganza nei confronti di quello orientaleRené rappresenta tutta la superficialità di chi si crede superiore ad un’altra cultura senza conoscerla e viene distrutto anche a causa del suo eccesso di sicurezza e della sua ignoranza, cercando di dominare una donna che ritiene a lui dovuta e destinata per natura ad essere sua concubina, finendo per cadere in una trappola che gli costerà anche il lavoro e la perdita di tutte le sue certezze politiche, esplicitata nella bellissima scena dei movimenti studenteschi nella sua Parigi.

Doverosa menzione per lo stupendo finale, in cui Jeremy Irons si supera, che manifesta un altro aspetto del film, ovvero quello della mutazione del corpo, tanto caro a David Cronenberg. René decide di compiere un gesto estremo come quello del suicidio vinto dal rimorso e dall’umiliazione per un amore malriposto, ma sceglie di compiere questa azione durante una rappresentazione in carcere della stessa Madama Butterly, travestendosi in maniera molto simile a Song durante il loro primo incontro, soprattutto per simboleggiare la sua fusione nel corpo dell’amata e l’annullamento della propria identità per la realizzazione dell’amore impossibile da lui tanto agognato. Un finale catartico e dall’altissimo valore simbolico, che, non a caso, si svolge in maniera opposta rispetto a quello dell’opera di Giacomo Puccini, in cui a compiere il suicidio è la donna orientale abbandonata dall’uomo occidentale.

M. Butterfly è una pellicola stratificata e colpevolmente sottovalutata da pubblico e critica, una delle vette della carriera di David Cronenberg, una tragica storia d’amore senza tempo che racconta con grande sensibilità e senza luoghi comuni temi universali come l’amore e lo scontro fra diverse culture, un film da recuperare e rivalutare anche per i non appassionati del cineasta canadese.

M. Butterfly 4“Da tanti anni ho una visione dell’Oriente: donne esili, coperte da kimono, che muoiono per amore di immeritevoli diavoli stranieri. Donne nate e allevate per diventare compagne perfette, donne che sopportano qualunque punizione da noi inflitta, amanti ideali e pronte a tornare al loro posto, sostenute da un amore incondizionato. Anime candide e rare. Questa visione è diventata per me ragione di vita. Il mio errore è stato semplice e assoluto. L’uomo che amavo non era degno, non meritava nemmeno un altro sguardo. E invece gli ho dato il mio amore, tutto il mio amore. L’amore ha ottenebrato il mio giudizio, accecato i miei occhi, tanto che ora, guardando nello specchio, io non mi vedo. Ho una visione dell’Oriente. Vedo che dentro i suoi occhi a mandorla ci sono ancora donne, donne disposte a sacrificare la propria vita per amore di un uomo, anche di un uomo il cui amore sia assolutamente privo di valore. Morire con onore è meglio che vivere nel disonore. Così, alla fine, in una prigione, lontano dalla Cina, io l’ho trovata. Mi chiamo René Gallimard, conosciuto anche come Madama Butterfly.”

Curiosità

Il regista inizialmente doveva essere Peter Weir, che però abbandonò il progetto. David Cronenberg si candidò quindi alla regia del film, perchè aveva adorato l’omonima pièce teatrale.

Per una particolare coincidenza, M. Butterfly fu il terzo film in pochi mesi con una tematica di fondo molto simile, dopo La moglie del soldato e Addio mia concubina.

La pièce teatrale e di conseguenza il film sono ispirati a una storia realmente accaduta, quella del diplomatico francese Bernars Boursicot, che fu processato per spionaggio per la sua relazione con Shi Pei Pu.

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