Laserblast – L’uomo laser (1978)

LaserblastTitolo originaleLaserblast
Paese di Produzione: USA
Anno di uscita: 1978
Durata: 85′
Regia: Michael Rae
Sceneggiatura: Franne Schacht, Frank Ray Perilli
Musiche: Richard Band, Joel Goldsmith
Interpreti: Kim Milford, Cheryl Smith, Gianni Russo, Ron Masak, Eddie Deezen, Roddy McDowall, Dennis Burkley, Barry Cutler, Mike Bobenko
Laserblast (1978) on IMDb

 

 

 

Laserblast 2«È bellissimo qui oggi, dà una sensazione di pace. È bello starsene a guardare il cielo, sembra di guardare dentro una coppa, una coppa piena di cielo.»
«Già, e noi due siamo le olivette cadute fuori.»

Questo abominio su pellicola è un filmbrutto davvero strano, capace di creare tante aspettative con il titolo e il sontuoso poster, poi distruggerle completamente con una lunghissima serie di noiose, interminabili e inutili scene centrali, risollevandosi inaspettatamente con pochi spunti, ma che regalano delle perle davvero esilaranti, che hanno per protagonisti delle non meglio identificate creature extraterrestri.
Proprio questi simpatici alieni, dalle fattezze simili a quelle di tartarughe sgusciate e dai movimenti resi involontariamente ridicoli da una stop motion oscena, danno il via alla serie di eventi completamente scollegati fra loro che compongono la quasi totalità del film, sconfiggendo un misterioso umanoide nel deserto della California, ma dimenticando sulla Terra l’arma da lui usata, un fucile di plastica che spara raggi laser posticci appiccicati alla meno peggio sullo sfondo, insieme a un misterioso amuleto, che, se indossato, trasforma chi lo porta in un mostro assetato di immotivata distruzione.

Laserblast 3«Mi hanno invitato a trascorrere una settimana ad Acapulco. Ho bisogno di un po’ di riposo… Cosa vuoi, Billy?»
«Mamma, tu vai sempre ad Acapulco, che ci vai a fare tutti i mesi ad Acapulco?»
«Non potresti evitare di fare tante domande, tesoro?»

La coppia di oggetti alieni viene ritrovata da Billy Duncan (Kim Milford), lo sfigato di turno protagonista della pellicola, vagamente somigliante al Mark Hamill di Guerre Stellari,  durante una sua allegra e inspiegabile gita in mezzo al nulla.
La vita di Billy prosegue normalmente fra uscite con la sua ragazza e umiliazioni subite dai bulli del paese, ma grazie al medaglione, indossato senza nessun criterio, si trasforma in un clone di Hulk, diventando verde grazie al trucco applicato su di lui rigorosamente dal collo in su e facendo deflagrare tutta la sua rabbia repressa verso persone, edifici e oggetti inanimati, fra cui un incolpevole cartellone di Guerre Stellari, in una scena che probabilmente nelle intenzioni del regista Michael Rae voleva essere un patetico tentativo di prendere le distanze dalla celebre pellicola di George Lucas in nome del cinema indipendente e a basso budget.

Laserblast 5
Il film si trascina stancamente con scene che definire riempitivo sarebbe un eufemismo, al punto che invito chiunque a riflettere durante una qualsiasi scena sulla sua effettiva utilità ai fini della storia, che si sarebbe potuta svolgere tranquillamente in 30 minuti.
Non si contano poi i buchi di sceneggiatura e le sottotrame aperte e mai più riaffrontate, fra cui quella che vede la madre del protagonista coinvolta in un giro di prostituzione o in qualcosa che gli va molto vicino.

Gli alieni proprietari dell’arma, usata da Billy per la sua mattanza, allietano lo spettatore con le loro sporadiche apparizioni e il loro irresistibile linguaggio, un incrocio fra la lingua dei protagonisti del videogioco The Sims e i versi delle foche, per poi salire alla ribalta nel catartico e sbrigativo finale, in cui gli extraterrestri dietro ordine del loro comandante supremo tornano sulla Terra a prendere l’arma dimenticata e trucidano giustamente in pochi minuti l’insopportabile protagonista, ponendo fine alla sua carneficina e a questo inqualificabile lungometraggio.

Laserblast 4

Merita una considerazione il cast del film, che vede la contemporanea presenza di attori inequivocabilmente cani come Sheryl Smith o il protagonista Kim Milford, che riesce nell’impresa di non cambiare mai espressione facciale per tutta la durata del film nonostante venga coinvolto da sentimenti diametralmente opposti come noia, rabbia, amore e tristezza, insieme ad altri di tutto rispetto, come Roddy McDowall, eccellente caratterista fra i protagonisti della saga de Il pianeta delle scimmie, e addirittura Gianni Russo, passato nel giro di 6 anni dai primi due episodi de Il Padrino a questo obbrobrio, un po’ come se Lady Gaga da regina dei Grammy si ritrovasse in poco tempo a cantare alla sagra della zucca e dell’uva baccarona.

Chiudo la recensione segnalando che Laserblast è attualmente nella IMDb Bottom 100 e purtroppo a oggi rimane l’unica regia di Michael Rae, mentre i due sceneggiatori Franne Schacht e Frank Ray Perilli si sono cimentati nella scrittura di Pornorella, che non ho ancora visto ma da cui non mi aspetto nulla di meno di un capolavoro.

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