The Boat That Rocked – I Love Radio Rock (2009)

I love Radio rockTitolo originaleThe Boat That Rocked
Paese di Produzione: Regno Unito
Anno di uscita: 2009
Durata: 130′
Regia: Richard Curtis
Sceneggiatura: Richard Curtis
Musiche: Hans Zimmer
Interpreti: Philip Seymour Hoffman, Rhys Ifans, Bill Nighy, Kenneth Branagh, Nick Frost, Tom Sturridge, Ralph Brown, Chris O’Dowd, Jack Davenport, January Jones, Katherine Parkinson, Rhys Darby, Tom Brooke, Emma Thompson, Talulah Riley, Gemma Arterton, Will Adamsdale, Tom Wisdom, Ike Hamilton
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“Cari ascoltatori, vi dico solo questo: che Dio vi benedica. Quanto a voi, bastardi al potere, non sperate che sia finita. Anni che passano, anni che vengono, e i politici non faranno mai un cazzo per rendere il mondo un posto migliore, ma ovunque, nel mondo, ragazzi e ragazze avranno sempre i loro sogni, e tradurranno quei sogni in canzoni. Non muore niente di importante stanotte, solo quattro brutti ceffi su una nave di merda! L’unico dispiacere stanotte è che negli anni futuri ci saranno tante fantastiche canzoni, che non sarà nostro privilegio trasmettere, ma, credete a me, saranno comunque scritte e saranno comunque cantate… e saranno comunque la meraviglia del mondo.”

Dal Regno Unito arriva una delle commedie più belle degli ultimi anni, un vero e proprio inno al rock e all’anticonformismo ambientato nell’epoca delle radio pirata inglesi degli anni ’60, portato su schermo dal regista Richard Curtis, che dirige un cast comprendente diversi talenti del cinema britannico moderno affiancati da un “acquisto” americano, lo straordinario Philip Seymour Hoffman, che ruba la scena a tutti con la sontuosa interpretazione di un personaggio in bilico fra goliardia e malinconia e fra ribellione e riflessione, che rappresenta l’anima del film e ci rattrista una volta di più per la sua recente scomparsa.

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“Lei è borghese in modo sospetto per piacerle quello che facciamo qui”

Il film è ambientato in Inghilterra nella seconda metà degli anni ’60, all’apice del successo delle radio pirata, che contrastavano la seriosità e il perbenismo del governo inglese e delle sue stazioni radiofoniche trasmettendo 24 ore su 24 musica rock da grandi navi ancorate nel mare del Nord, quindi non punibili secondo la legge.
Il giovane Carl (Tom Sturridge) viene spedito dalla libertina madre Charlotte (Emma Thompson) a bordo della Radio Rock, ufficialmente per punirlo per una sua bravata, ma in realtà per introdurlo in un ambiente trasgressivo e anticonformista di cui lei conosce bene diversi esponenti.
Carl fa così la conoscenza dei vari DJ che lavorano sulla nave, fra cui “Il Conte” (Philip Seymour Hoffman), Dave (Nick Frost) e Simon (Chris O’Dowd), che rispondono agli ordini del padrino del ragazzo Quentin (Bill Nighy), che lo introduce allo strambo equipaggio con cui il giovane familiarizza immediatamente.
Il clima idilliaco e svagato della Radio Rock è però minacciato dallo stesso governo inglese, che nella persona di Sir Alistair Dormandy (Kenneth Branagh) trama per legiferare in modo da rendere illegali le radio pirata.

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“Se Dio fosse un DJ, sarebbe alla console di Radio Rock”.

L’equipaggio della Radio Rock è un gruppo di personaggi legati dalla stessa passione per la musica ma completamente diversi fra loro: abbiamo “Il Conte”, vero leader del gruppo, che non vede di buon occhio l’arrivo dell’altra star radiofonica Gavin (Rhys Ifans), un dandy  tornato alla radio dopo un lungo periodo di esilio, insieme a tanti validi personaggi secondari, fa cui spiccano il donnaiolo Dave, interpretato da Nick Frost, protagonista di diverse pellicole valide fra cui la celebre Trilogia del Cornetto, l’impacciato Simon, impersonato da Chris O’Dowd, protagonista della memorabile serie televisiva The IT Crowd e del sottovalutato Frequently Asked Questions About Time Travel, il timido e solitario Bob (Ralph Brown) e il sex symbol Midnight Mark (Tom Wisdom), che non parla neanche quando va in onda.
L’equipaggio è agli ordini dell’istrionico Quentin, che cerca con scarso successo di mantenere l’ordine e una parvenza di rispetto delle regole, interpretato da Bill Nighy, già protagonista della commedia musicale del 1998 Still Crazy, simile a The Boat That Rocked per temi e atmosfere.

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«Dove stiamo andando?»

«Esattamente dove dobbiamo andare.»

La durata superiore alle due ore, insolita per una commedia, permette a Richard Curtis di sviluppare al meglio i diversi personaggi, che insieme alla musica sono la vera forza del film, in una serie di scene esilaranti e forti di un umorismo dissacrante alla Animal House che accompagnano una trama molto semplice e lineare, che però riserva anche qualche momento più profondo e toccante.
Le varie sottotrame che coinvolgono i personaggi si intersecano fra loro con i tempi e i modi giusti, facendo emergere col procedere della pellicola grande nostalgia per un’epoca irripetibile, esplicitata dagli stessi protagonisti, che si rendono progressivamente conto di essere all’apice delle loro vite private e professionali e nel bel mezzo dell’età dell’oro delle radio libere.

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“Sono i migliori giorni della nostra vita, è terribile come cosa, ma è così.”

Impossibile non parlare di una delle colonne sonori migliori della storia del cinema, che comprende decine dei migliori brani del rock, una vera e propria antologia della musica che abbraccia David Bowie, Jimi Hendrix, The Who, Dusty Springfield, The Turtles per poi giocarsi al momento giusto le immancabili A Whiter Shade of PaleFather and Son, in maniera furba ma con un risultato finale naturale e davvero commovente.
La scelta di raccontare il panorama musicale di quegli anni dal punto di vista di chi la musica la sceglie, mostrando chi la ascolta solo in qualche spezzone montato in maniera brillante e di grande effetto, rende il rock un personaggio del film a tutti gli effetti, la grande ispirazione che rende possibile l’incontro dei protagonisti e diventa il senso della loro esistenza, come esplicitamente dichiarato in questa straordinaria scena con protagonista Gavin, che è stata tagliata dalla versione definitiva del film ma è comunque disponibile nella  versione DVD.

Youtube I love Radio Rock

I love Radio Rock 3“Allora, il mio scopo non è offendere, è fare spettacolo. Potrebbe essere educare, anche. Perché se spari muore qualcuno, se sganci una bomba muoiono in tanti, se picchi una donna muore l’amore, ma se dici un bel vaffa non succede niente di male.”

The Boat That Rocked non è solo una leggera e a volte malinconica commedia, ma cela al suo interno un sottotesto tutt’altro che banale, che affronta in maniera scherzosa ma non per questo meno dura il tema delle rigide e spesso assurde regole imposte dal sistema, in questo caso il governo inglese, che imprigionano la fantasia e la libertà di espressione del popolo; la nave Radio Rock diventa così non solo la ricostruzione di una vicenda realmente avvenuta, ma anche la metafora di un luogo da cui lottare per qualcosa, un ultimo avamposto a difesa delle passioni e della gioia di vivere, un simbolo della voglia di non arrendersi allo strapotere del sistema e delle grandi case di produzione, che ai nostri giorni sembra avere lasciato definitivamente il passo a una fruizione della cultura, musicale e non, più passiva e pigra, schiava della volontà di altri.
I ragazzi della Radio Rock ci ricordano di combattere con tutti i mezzi leciti per le nostre passioni, evitando che gli altri ce le portino via o ce le proibiscano in nome di codici morali artificiosi e senza senso.

i love radio rock 5«Qual è il tuo segreto per rimorchiare così tanto?»
«Beh, semplice, non dire neanche una parola.»
«Niente?»
«Niente. E poi, quando la tensione diventa insopportabile, finalmente chiedo “Che dobbiamo fare?”»

The Boat That Rocked, nonostante un risultato modesto nei botteghini di tutto il mondo, è una delle commedie più riuscite di questo inizio secolo e si pone come esempio di come si possa fare ridere a crepapelle con grande intelligenza e umanità, affrontando grandi temi senza cadere nella tentazione della retorica o della eccessiva seriosità.
Il mio consiglio è quindi quello di salire a bordo della Radio Rock e di abbandonarvi per più di 2 ore all’irresistibile energia di questa stramba famiglia e alla loro grande storia di passione e amicizia. Sono sicuro che non ve ne pentirete.

Curiosità 

La scena in cui Midnight Mark è circondato da un gruppo di ammiratrici nude è un omaggio alla copertina dell’album Electric Ladyland di Jimi Hendrix.

La scena del duello di coraggio fra il Conte e Gavin cita esplicitamente Per qualche dollaro in più, sia nello stile che con alcuni brani scritti da Ennio Morricone per il celebre film di Sergio Leone.

Nonostante il regista Richard Curtis e la produzione abbiano dichiarato che le vicende narrate nel film sono frutto di fantasia, sembrano esserci diverse somiglianze con la storia e lo stile della radio pirata Radio Caroline.

I pochi minuti della colonna sonora che non sono tratti da brani dell’epoca in cui è ambientato il film sono opera di Hans Zimmer, che non è stato accreditato e ha prodotto queste musiche in segno di riconoscenza per la Working Title, con cui ha lavorato all’inizio della propria carriera.