The Searchers – Sentieri selvaggi (1956)

Sentieri selvaggi - Nuovo Cinema LebowskiTitolo originaleThe Searchers
Paese di Produzione: USA
Anno di uscita: 1956
Durata: 119′
Regia: John Ford
Sceneggiatura: Frank S. Nugent
Musiche: Stan Jones, Max Steiner
Interpreti: John Wayne, Jeffrey Hunter, Vera Miles, Ward Bond, John Qualen, Olive Carey, Ken Curtis, Harry Carey Jr., Hank Worden, Henry Brandon, Natalie Wood, Dorothy Jordan, Lana Wood
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Sentieri selvaggi - Nuovo Cinema Lebowski 4“Un giorno succederà”

Sentieri Selvaggi è uno dei capolavori assoluti di John Ford, del cinema western e dell’intera Settima Arte, un’opera maestosa che ancora oggi mantiene inalterato il suo fascino, nonostante al momento dell’uscita – come spesso succede – sia stato snobbato dalla critica e bollato da pretestuose accuse di razzismo, nate probabilmente dalla scarsa attenzione riservata ad alcuni passaggi che svelano implicitamente molto del passato del protagonista, interpretato dal leggendario John Wayne.
Tantissime le scene memorabili di questa pellicola maestosa, che negli anni sono state fonte di ammirazione e ispirazione per alcuni dei più grandi maestri del cinema, come Martin Scorsese, Sergio LeoneJean-Luc Godard, Francis Ford Coppola, Steven Spielberg, Sam Peckinpah, John Milius, George Lucas e Quentin Tarantino, i quali hanno spesso inserito nelle loro pellicole diversi omaggi al film di John Ford, che è considerato uno degli spartiacque nella storia del cinema americano del dopo guerra.
Nel proseguimento della recensione, soprattutto nel finale, si riveleranno parti importanti e significative della trama. Si sconsiglia pertanto la lettura a chi non ha ancora visto il film.

Sentieri selvaggi - Nuovo Cinema Lebowski 5 “Noi pionieri non siamo che dei poveri esseri umani sperduti in questa landa isolata da tutti, e lo saremo per chissà quanto tempo. Ma io credo che non durerà in eterno: un giorno questa regione sarà un luogo meraviglioso per viverci. Ma forse noi ci lasceremo le cuoia, prima che questo succeda.”

Siamo nel 1868. Tre anni dopo la fine della guerra di secessione – in cui ha prestato servizio per i Confederati – Ethan Edwards (John Wayne) ritorna a casa dal fratello Aaron (Walter Coy) e dalla sua famiglia. Di quello che ha fatto fra la fine della sua guerra e il suo ritorno non ci viene detto nulla, anche se il fatto che possieda un’onorificenza messicana e tante monete di nuovo conio lascia pensare che sia stato ingaggiato per qualche tipo di attività bellica in Messico; ci viene inoltre fatto velatamente capire che fra lui e la moglie del fratello Martha (Dorothy Jordan) c’è stato e c’è del tenero che non si è tramutato in matrimonio, probabilmente a causa della partenza di Ethan per la guerra.
Il giorno successivo al suo rientro, Ethan viene arruolato dal reverendo Clayton (Ward Bond) nell’inseguimento a una banda di criminali, colpevoli di aver fatto razzia nel ranch della vicina famiglia Jorgensen; a seguire Ethan nella caccia c’è anche Martin (Jeffrey Hunter), ragazzo orfano di origine indiana trovato proprio da Ethan anni prima e lasciato in adozione al fratello Aaron. La rapina si rivela però essere un abile raggiro da parte degli indiani Comanche, che approfittano dell’assenza degli uomini più valorosi per compiere una razzia a casa degli stessi Edwards, sterminando tutta la famiglia tranne la piccola Debbie (Lana e Natalie Wood), che rapiscono e portano con loro.
Marty ed Ethan, di cui comprendiamo le ragioni del suo odio per gli indiani in una breve inquadratura che svela la lapide dalla madre da loro uccisa, partono così per un inseguimento che durerà anni nel tentativo di vendicarsi dei Comanche e soprattutto di ritrovare Debbie.

Sentieri selvaggi - Nuovo Cinema Lebowski 3 “Gli indiani inseguono una cosa finché credono di averla inseguita abbastanza, poi la piantano. Lo stesso succede quando fuggono: non si rendono conto che ci possa essere qualcun altro che continua a inseguire la sua preda. Quindi li troveremo alla fine, te lo prometto, li troveremo: questo è sicuro come il sorgere del sole.”

Il pregio principale di questa pietra miliare del cinema è senz’altro la caratterizzazione del suo protagonista, interpretato da un John Wayne sempre a suo agio nel western. I vincenti si riconoscono alla partenza, dirà qualche anno più tardi uno straordinario Robert De Niro in C’era una volta in America, ultimo film di uno degli eredi di John Ford, ovvero Sergio Leone: allo stesso modo la prima scena di Sentieri Selvaggi determina il personaggio di Ethan meglio di come potrebbero fare venti pagine di sceneggiatura, con una porta aperta che lo vede arrivare dal nulla e che lo separa da un ambiente familiare che per un eroe tormentato e solitario come lui rappresenta il distacco da una vita che non potrà e non vorrà mai avere e dall’amore della moglie del fratello Martha, che saluta affettuosamente con un bacio in fronte e uno scambio di sguardi che dicono più di interi film sentimentali.

Ethan viene descritto come un uomo a suo agio solo se in lotta contro qualcosa o contro qualcuno  e con un odio viscerale verso gli indiani, di cui ci viene spiegato il motivo nella già citata scena della lapide della defunta madre. Questa sua avversione verso tale popolo è uno dei perni su cui ruota l’intero film e che determina la freddezza iniziale del suo rapporto col figlioccio Marty, reo di essere per un ottavo indiano, la voglia di vendetta nei confronti dei Comanche e del loro capo Scout (un inquietante Henry Brandon) e la diffidenza nel momento del suo ritrovamento verso l’ormai adulta Debbie, che secondo Ethan dopo anni di convivenza con gli indiani e di matrimonio col terribile Scout si è trasformata in una barbara che nulla ha a che fare con la bambina che aveva preso in braccio al suo ritorno anni prima.

John Ford è straordinario nel tessere le fila di una storia che si dipana su un arco di diversi anni, alternando da vero maestro del cinema momenti drammatici con altri più leggeri, sfruttando i silenzi e gli sguardi in modo da dire molto di più di quanto possano fare le misere parole, mostrando la bellezza di paesaggi meravigliosi e incontaminati e raccontando il lento ma progressivo scioglimento della durezza e della scontrosità di Ethan, in un crescendo di emozioni e sentimenti che portano alla struggente scena madre del film: Ethan insegue Debbie e, proprio quando lo spettatore teme che il suo odio possa portarlo ad uccidere la nipote, la sua scorza da duro si dissolve, il passato torna a galla e i sentimenti riaffiorano prepotentemente, portando il protagonista a prendere in braccio la nipote come aveva fatto anni prima, per rassicurarla che il peggio è passato e che lui adesso è di nuovo con lei per proteggerla, in una delle scene più toccanti di sempre, in cui è assolutamente impossibile trattenere le lacrime.

Sentieri Selvaggi - Nuovo Cinema Lebowski 6“Adesso andiamo a casa, Debbie.”

Il film trova il suo classico ma non banale happy ending, in cui tutte le sottotrame – che avrebbero potuto tranquillamente essere film a sé stanti per l’incisività con cui vengono raccontate – si riallacciano e vengono portate a compimento: Scout viene ucciso da Marty e scotennato da Ethan, il ragazzo può finalmente sposare Laurie Jorgensen (interpretata da una radiosa Vera Miles) e Debbie può trovare una nuova vita insieme alla famiglia Jorgensen, in quel giorno perfetto tanto invocato da Ethan con la ricorrente frase “that’ll be the day” nella versione originale, che viene spesso storpiata in altro dal discutibile adattamento italiano. Sembra che tutto vada nel verso giusto e nella strada che lo spettatore si aspetta, ma arriva la conclusione che perfetta che proietta definitivamente Sentieri Selvaggi nell’Olimpo del cinema. Il cerchio della storia si chiude e il film si ricollega alla scena iniziale, mostrandoci le ultime azioni di Ethan all’interno di quella porta che continua a escluderlo da una vita serena e pacifica: terminato il suo compito, l’anima errante e inquieta del protagonista gli impedisce di ricongiungersi con quello che resta della sua famiglia e lo porta ad abbandonare nuovamente la sua casa per un destino che non ci viene raccontato ma che non abbiamo bisogno di conoscere.

Ethan attraversa la porta per l’ultima volta dirigendosi verso un orizzonte sconfinato e pieno di nuove avventure, la porta si chiude concludendo il film nel migliore dei modi, svegliandoci da un sogno a occhi aperti durato due ore e facendoci ritrovare nuovamente in lacrime, ma pieni di gioia per aver goduto di una delle opere più imponenti della storia del cinema.

Sentieri selvaggi - Nuovo Cinema Lebowski 2“Secondo me un uomo deve fare un giuramento alla volta. Io ho fatto il mio agli Stati Confederati d’America.”

Curiosità

La canzone That’ll Be The Day di Buddy Holly è un riferimento alla frase che in lingua originale John Wayne ripete diverse volte nel corso del film.

John Wayne considerava il suo ruolo in Sentieri Selvaggi come il migliore da lui mai interpretato; in omaggio al protagonista del film chiamò uno dei suoi figli Ethan.

Diversi film, fra cui Il Padrino e Bastardi senza gloria e Kill Bill Vol. 2, contengono citazioni più o meno esplicite della scena finale in cui John Wayne viene inquadrato dall’altra parte di una porta aperta che poi si chiude; in questa scena John Wayne si tiene volutamente il gomito destro con la mano sinistra per omaggiare una delle pose tipiche di Harry Carey, grande attore di western (e non solo) morto nel 1947 dopo aver collaborato diverse volte con John Ford, che ha scritturato in Sentieri Selvaggi la moglie Olive e il figlio Harry Jr. per rendergli omaggio.

Debbie Edwards da bambina è interpretata da Lana Wood, mentre da ragazza è impersonata dalla più celebre sorella Natalie Wood, di otto anni più grande.

Sentieri Selvaggi è stato inserito al dodicesimo posto nella classifica dei migliori film di tutti i tempi dall’American Film Institute nel 2007.

La scena di Guerre Stellari in cui Luke Skywalker trova la casa distrutta e la famiglia sterminata è una citazione di quella di Sentieri Selvaggi in cui Ethan Edwards viene a trovarsi in una situazione analoga.

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