Youth – La giovinezza (2015)

Youth - La giovinezza - Nuovo Cinema LebowskiTitolo originale: Youth
Paese di Produzione: Italia, Regno Unito, Svizzera, Francia
Anno di uscita: 2015
Durata: 118′
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Musiche: David Lang
Interpreti: Michael Caine, Harvey Keitel, Paul Dano, Rachel Weisz, Jane Fonda, Mădălina Diana Ghenea, Ed Stoppard, Gabriela Belisario, Paloma Faith, Alex Macqueen
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Youth - La giovinezza - Nuovo Cinema Lebowski 2“Tu hai detto che le emozioni sono sopravvalutate, ma è una vera stronzata. Le emozioni sono tutto quello che abbiamo.”

Youth – La Giovinezza è il nuovo film di Paolo Sorrentino, vincitore del premio Oscar per il miglior film straniero nel 2014 per la sua precedente pellicola La grande bellezza.
Il cast è forte della presenza di leggende del cinema come Michael Caine, Harvey Keitel e Jane Fonda, insieme al premio Oscar Rachel Weisz e al promettentissimo Paul Dano, che non sfigura davanti ai mostri sacri che viene chiamato ad affiancare.
La pellicola è stato presentata in concorso al Festival di Cannes del 2015 insieme ad altri due film di registi italiani: Mia Madre di Nanni MorettiIl racconto dei racconti di Matteo Garrone e, come da tradizione per i film di Paolo Sorrentino, sta generando reazioni contrastanti negli spettatori, che si stanno dividendo fra chi ne apprezza la straordinaria potenza visiva ed emotiva e chi ne critica il lato prettamente narrativo.
Sicuramente Youth – La Giovinezza è un film che non può passare inosservato e che, nel bene e nel male, suscita forti emozioni nello spettatore.

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Gli eventi del film si svolgono all’interno di una lussuosa clinica sulle Alpi svizzere, una sorta di limbo in cui alloggiano celebrità di vario tipo – fra cui Diego Armando Maradona – alla ricerca di pace e tempo per sé stessi. All’interno della struttura alloggiano anche due anziani amici di vecchia data, l’ex direttore d’orchestra Fred Ballinger (Michael Caine) e il regista Mick Boyle (Harvey Keitel), in fase di stesura della sceneggiatura del suo ultimo film, che lui considera il suo testamento cinematografico. I due amici hanno opinioni completamente diverse sull’esistenza e sulla loro età avanzata: Fred ritiene la sua esperienza artistica conclusa e vive in uno stato di perenne apatia, trascinando l’ultima parte della sua vita senza scopi né obiettivi, mentre Mick è ancora pieno di vitalità e in cerca di emozioni e nuove esperienze artistiche.
Fred e Mick trascorrono le giornate confrontando le loro opposte visioni sulla vita e dell’arte, ricordando i bei tempi andati e interagendo con gli altri ospiti della struttura, fra cui la figlia di Fred (Rachel Weisz), da poco lasciata dal marito, e Jimmy Tree (Paul Dano), giovane attore in cerca della sua strada artistica e in preparazione per il suo successivo film.

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Dopo l’eccessivo, debordante, decadente e cinico La Grande Bellezza, Paolo Sorrentino partorisce un’opera di gran lunga più ordinata e intima, in cui riesce ad amalgamare meglio i momenti malinconici con quelli più positivisti e le scene più ironiche con altre più drammatiche; lo fa senza rinunciare al suo stile – che ormai è riconoscibile a prima vista – basato su un’estetica raffinata e una tecnica sopraffina, che prendono il sopravvento sulla narrazione più tradizionale.

Dopo l’Oscar, Paolo Sorrentino si dimostra decisamente più maturo e consapevole dei propri mezzi, regalando momenti di cinema straordinario e visivamente strabiliante – grazie anche a degli interpreti che definire d’eccezione sarebbe riduttivo – inseriti in una narrazione non convenzionale, che segue una trama molto semplice e lineare, procedendo per episodi, emozioni e momenti onirici non sempre strettamente collegati fra loro, attimi fuggenti di una vita che i protagonisti sentono sempre più avvicinarsi alla conclusione, fotografie tristi e amare della vita di due personaggi alla ricerca del tempo perduto, due grandi amici che godono della reciproca compagnia e che si raccontano “solo le cose belle”, per tenere lontano la malinconia e l’approssimarsi della morte, facendo contemporaneamente commuovere e riflettere lo spettatore.

L’autocompiacimento di Sorrentino per la propria opera è evidente e per certi versi condivisibile. Il regista napoletano non è un narratore equidistante e discreto, ma “sta accanto” ai propri personaggi – proprio come pretende la regista Margherita Buy dai propri attori in Mia Madre di Nanni Moretti – inserendo continuamente spunti autobiografici, che quando inseriti nel contesto narrativo sono piacevoli e apprezzabili, ma altrimenti diventano pretestuosi e forzati, come le punzecchiature agli intellettuali e soprattutto la ricorrente e ingombrante presenza del personaggio di Diego Armando Maradona, a cui Sorrentino dedicò anche l’Oscar del 2014. Come già avvenuto ne La Grande Bellezza, Sorrentino cita inoltre il cinema di Federico Fellini, in questo caso , richiamato esplicitamente in diverse sequenze, in particolare nella carrellata onirica dei diversi personaggi entrati nella vita di uno dei due protagonisti.
Il regista napoletano fa anche un grande omaggio al’Italia dedicando la pellicola al recentemente scomparso Francesco Rosi, maestro del cinema italiano e suo grande amico, che seppe descrivere con grande durezza e realismo la sua Napoli in capolavori come Le mani sulla città.

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Impossibile non spendere qualche parola per l’eccellente cast.
Michael Caine centra una delle performance migliori di una già memorabile carriera, che potrebbe anche portarlo al suo terzo Oscar personale. Le espressioni del suo volto e i suoi gesti rendono perfettamente il carattere di un uomo indurito dalla vita e dalle sue delusioni, che ha perso la voglia di cercare ancora di emozionarsi e lasciarsi andare, incapace anche di dimostrare l’amore per la figlia e il dolore per la prematura scomparsa della moglie.
Il Mick Boyle di Harvey Keitel è il perfetto contraltare all’insensibilità di Fred Ballinger: l’attore americano impersona con grande carisma un personaggio lontano anni luce dai gangster interpretati da Keitel in film come Pulp Fiction e Taxi Driver, un uomo perdutamente innamorato della vita, pieno di illusioni e incapace di accettare il tramonto della sua carriera, protagonista di un duetto durissimo e straziante con l’altra leggenda di Hollywood Jane Fonda, in quello che probabilmente è il momento migliore di tutta la pellicola.
Da segnalare inoltre la conferma di un attrice di grande spessore come Rachel Weisz, la bellezza dirompente di Mădălina Ghenea, oggetto di uno spassoso siparietto con i due protagonisti, e soprattutto la continua maturazione di Paul Dano, astro nascente del cinema mondiale ormai pronto per un ruolo da protagonista principale in un film di respiro internazionale.

Youth – La Giovinezza è la conferma del talento visionario e della tecnica di Paolo Sorrentino, un film non sempre omogeneo, pieno di parentesi aperte e volutamente non chiuse e di personaggi che appaiono, sfiorano la vita dei protagonisti e poi scompaiono, come succede nella vita vera, un’opera che scontenterà molti e che altri osanneranno, ma che in ogni caso è sicuramente esempio di come il cinema italiano sia ancora capace di imporsi a livello mondiale e pertanto meritevole della nostra attenzione e del nostro sostegno.