Class Enemy – Nemico di classe (2013)

Class Enemy - Nuovo Cinema LebowskiTitolo originale: Razredni sovraznik
Paese di Produzione: Slovenia
Anno di uscita: 2013
Durata: 112′
Regia: Rok Bicek
Sceneggiatura: Rok Bicek, Nejc Gazvoda, Janez Lapajne
Interpreti: Igor Samobor, Natasa Barbara Gracner, Masa Derganc, Tjasa Zeleznik, Voranc Boh, Robert Prebil, Dasa Cupevski, Jan Zupancic, Doroteja Nadrah, Spela Novak, Pia Korbar
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Class Enemy - Nuovo Cinema Lebowski 3“Prima loro temevano noi, ora noi temiamo loro.”

Class Enemy è lo straordinario lungometraggio d’esordio dell’allora ventottenne Rok Bicek, presentato al Festival di Venezia nel 2013 e candidato per la Slovenia all’Oscar per il miglior film straniero del 2014.
Class Enemy si pone in antitesi rispetto ad altri film più positivi sul rapporto fra insegnanti e studenti come L’Attimo fuggente, mostrando un ambiente malsano in cui le due categorie vivono un durissimo scontro, che sfocia quasi in una lotta fisica.
Il cast conta su pochissimi attori professionisti, tutti nella parte dei professori, fra cui la star slovena Igor Samobor, mentre tutti gli interpreti degli studenti sono amatori alle prime esperienze nel mondo del cinema.

Class Enemy - Nuovo Cinema Lebowski 2“La morte di un uomo è meno affar suo di quanto non lo sia per gli altri.”

In un liceo sloveno, l’amichevole e gentile professoressa di tedesco viene congedata per maternità, e al suo posto arriva il rigido e serioso Robert Zupan (Igor Samobor), che si distingue immediatamente per i metodi rigorosi e formali e per la scarsa umanità che dimostra con i propri studenti.
Il clima già teso fra professore e classe si incattivisce a causa del suicidio della bella e fragile Sabina (Dasa Cupevski), che poche ore prima era stata duramente criticata dal professor Zupan; ha così inizio una vera e propria lotta di classe, che costringerà professori, alunni, genitori e dirigenti a profonde riflessioni sull’insegnamento, sulla vita e sulla morte.

Class Enemy - Nuovo Cinema Lebowski 4 “Sei una perdente, e non sai ancora cosa vuoi dalla vita perché sei una perdente.”

Ispirato da un fatto realmente vissuto in prima persona ai tempi del liceo, il regista Rok Bicek realizza una pellicola in grado raccontare con una storia semplice, ma non banale, l’incomunicabilità fra studenti e professori, la tensione fra istituzioni e cittadini e il male di vivere di una generazione e metaforicamente di tutta la Slovenia, al vertice mondiale per tasso di suicidi nella popolazione.
In una polveriera del genere basta una piccola scintilla, come l’arrivo di un nuovo professore severo e intransigente, per fare deflagrare la situazione in un durissimo scontro fra il Professor Zupan e i suoi allievi, sconvolti dal tragico e inspiegabile gesto dell’alunna Sabina, presentata volutamente con colori forti e spiccati interessi artistici in un ambiente dominato dall’apatia e dai colori freddi, che rendono ancora più forte la sensazione di claustrofobia che si prova per tutte la durata della pellicola.

Il Professor Zupan, magistralmente interpretato da un inquietante Igor Samobor, diventa allora il capro espiatorio di un malessere generale, il vero e proprio nemico di classe da combattere che dà il titolo al film, che a causa dei suoi metodi duri e inflessibili viene additato dai suoi alunni come nazista e addirittura responsabile del suicidio di Sabina.

Class Enemy - Nuovo Cinema Lebowski 5
“Voi sloveni se non vi suicidate, vi ammazzate tra di voi.”

Il conflitto generazionale si acuisce sempre più, diventando un vero e proprio duello psicologico: l’insegnante si irrigidisce ulteriormente rifiutando un contatto umano, fingendo indifferenza per la tragedia, continuando il programma delle sue lezioni e ponendo la barriera linguistica della lingua che insegna anche nei momenti più delicati, a cui gli studenti rispondono con continue provocazioni come l’uscita dalla classe, gli insulti più disparati e indossando una maschera con le fattezze della compagna morta, in una delle scene più forti e disturbanti dell’intera pellicola.

Come spesso accade, il conflitto mostra la parte peggiore di tutte le parti in causa, con gli insegnanti e i dirigenti scolastici che pensano unicamente al proprio tornaconto personale, i genitori preoccupati solo da un voto ritenuto troppo basso e indifferenti agli avvenimenti che non coinvolgono direttamente i loro figli e gli stessi studenti che si dimostrano molto più superficiali di quello che vorrebbero apparire, sfruttando ipocritamente la morte della compagna come un pretesto per manifestare il loro disagio, anche se in realtà prima del tragico evento si sono sempre dimostrati fondamentalmente disinteressati a Sabina, ai suoi problemi e alle sue preoccupazioni.

In questo grande carrozzone che evidenzia diversi lati negativi dell’animo umano e della società non c’è spazio per riflessioni sulle motivazioni che abbiano portato Sabina alla terribile decisione (a differenza di altri film sul suicidio come The Bridge), nessuno esce vincitore dalla lotta, neanche il burbero professore, che è forse l’unico a mostrare un briciolo di umanità e rimorso.
Il lacerante e poetico finale chiude perfettamente il cerchio degli eventi e di una pellicola davvero encomiabile sotto tutti gli aspetti, da quello narrativo a quello tecnico, facendo riflettere sull’umanità e sui suoi vizi e suggerendoci che forse il comportamento più vile, meschino e che ferisce di più le persone è proprio l’indifferenza.

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