Un borghese piccolo piccolo (1977)

Un borghese piccolo piccolo - Nuovo Cinema LebowskiTitolo originale: Un borghese piccolo piccolo
Paese di Produzione: Italia
Anno di uscita: 1977
Durata: 122′
Regia: Mario Monicelli
Sceneggiatura: Mario Monicelli, Sergio Amidei
Musiche: Giancarlo Chiaramello
Interpreti: Alberto Sordi, Vincenzo Crocitti, Shelley Winters, Renzo Carboni, Romolo Valli, Paolo Paoloni, Renato Malavasi, Renato Scarpa, Enrico Beruschi, Francesco D’Adda
An Average Little Man (1977) on IMDb

 

Un borghese piccolo piccolo - Nuovo Cinema Lebowski 5“Tu ormai sei sistemato, noi siamo vecchi: non c’abbiamo altre ambizioni. Tutto quello che vogliamo è morire in pace, con la coscienza a posto.”

Un borghese piccolo piccolo è uno dei capolavori del cinema italiano di ogni epoca e della filmografia di Mario Monicelli, che con questo film torna nel campo a lui congeniale della commedia all’italiana, superandola e chiudendone idealmente il cerchio, anche se lui stesso vi farà ritorno quattro anni più tardi con Amici miei atto IIº, che è considerata l’ultima pellicola di questo filone del cinema italiano.
Sul resto del cast domina la performance memorabile di Alberto Sordi, probabilmente alla migliore interpretazione della sua carriera e sicuramente nella più completa, che attraversa una gamma sconfinata di sfumature e registri, dall’affettuoso padre di famiglia all’uomo accecato dalla rabbia, accompagnando le sue proverbiali qualità comiche con un’eccezionale intensità drammatica.
Il film è basato sull’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami, ha ricevuto premi e apprezzamenti in Italia e nel mondo ed è stato inserito nella prestigiosa lista dei 100 film italiani da salvare.

Nel proseguimento della recensione si riveleranno parti importanti e significative della trama. Si sconsiglia pertanto la lettura a chi non ha ancora visto il film.

Un borghese piccolo piccolo - Nuovo Cinema Lebowski 3“Come sono piccoli gli uomini, che mangiano, dormono, bevono, s’accoppiano, mingono, defecano, e poi vanno all’altro mondo. Soltanto chi come noi è costretto ad ascoltare ogni giorno nel segreto del confessionale i racconti che gli uomini fanno delle loro sporcizie, delle loro nequizie, può esprimere un parere sul genere umano, sulla futilità delle cose terrene, degli stati, dei regni, e sulla vita nascosta dentro le case. Se io dovessi dare un mio giudizio complessivo, emettere una mia sentenza, io volentieri invocherei il diluvio universale, ed emetterei serenamente una sentenza irrevocabile di morte generale. Ma spetta al Signore di prendere simili decisioni. E ai parenti, agli amici rimasti in vita, non resta che pregare e invocare la benevolenza del Sommo giudice.”

Giovanni Vivaldi (Alberto Sordi) è un impiegato statale ormai prossimo alla pensione che cerca con ogni mezzo lecito e illecito di trovare lavoro nello stesso ufficio al neodiplomato figlio Mario (Vincenzo Crocitti); grazie a una serie di pressanti richieste al suo capoufficio Spaziani (Romolo Valli), che culminano con la sua adesione a una sgangherata loggia massonica, riesce a ottenere in anticipo le domande che verranno poste al figlio al concorso statale.
La mattina del concorso, mentre padre e figlio si stanno dirigendo verso la sede della prova, accade però una tragedia: Mario muore a causa di un colpo di pistola infertogli accidentalmente da un ragazzo che aveva appena compiuto una rapina.
In un istante la vita di Giovanni cambia completamente: si ritrova il figlio senza vita fra le braccia e la moglie (Shelley Winters) in stato catatonico per lo shock per la morte di Mario.
Viene così fuori il lato più brutale e animalesco di Giovanni, che orchestra una premeditata e spietata vendetta nei confronti del ragazzo che ha ucciso suo figlio.

Un borghese piccolo piccolo - Nuovo Cinema Lebowski 4“Ama chi ti ama, fosse pure un cane!”

Un borghese piccolo piccolo si divide in due parti apparentemente diverse, ma concettualmente non così lontane fra loro.
La prima parte si può considerare una classica commedia all’italiana, in cui, in pieno stile del maestro Monicelli, si ride amaramente sui vizi e sulle bassezze della società italiana del tempo, ancora attuali al giorno d’oggi.
Giovanni Vivaldi viene descritto come un rozzo uomo di mezza età, felice della sua vita abitudinaria fatta di famiglia, lavoro e pesca con il figliolo alla Domenica; Il suo ambiente lavorativo denota le stesse contraddizioni e gli stessi grotteschi personaggi di quello di Fantozzi, di due anni antecedente, e rappresenta in scala quella che per Monicelli era la società dell’epoca, ovvero un covo di persone pronte a scavalcare e prevaricare gli altri per qualsiasi necessità, da quelle più serie come un lavoro a quelle più banali come un parcheggio vicino all’ufficio, un ecosistema in cui è possibile ottenere tutto se si paga il giusto prezzo, che può essere dimostrarsi servili e ruffiani verso il capoufficio ma anche aderire alla loggia massonica, come ci viene mostrato nella scena più esilarante della pellicola, in cui Sordi sfoggia il meglio del suo repertorio comico.

Il film cambia completamente registro dopo il tragico evento della morte di Mario, a sua volta simbolo della mediocrità, ma anche dell’innocenza. Quella che prima era una commedia cinica e amara diventa una vera e propria discesa agli inferi, un viaggio nei meandri più oscuri e inquietanti dell’animo umano. Il piccolo e inoffensivo borghese Giovanni si trasforma in un crudele e feroce assassino a sangue freddo, accecato dalla voglia di vendetta per la morte del figlio e desideroso di farsi giustizia da solo. Il tono della pellicola diventa cupo e violento, e assistiamo con il cuore in gola al lucido e premeditato inseguimento di Giovanni all’assassino di Mario, che sfocia addirittura nella tortura, facendo assumere alla scena iniziale della cattura e dell’uccisione del pesce da parte di padre e figlio una connotazione sinistra e perversa. Monicelli ci mostra con grande durezza e realismo la belva feroce che alberga in ognuno di noi, pronta a uscire fuori prepotentemente se il suo nucleo familiare è minacciato, similmente a quanto avveniva in Cane di Paglia di Sam Peckinpah di pochi anni prima. Lo spettatore si sente coinvolto nella vicenda, sporco come i suoi protagonisti e per certi versi complice dell’omicidio compiuto da Giovanni, gesto moralmente spregevole ma che non riesce a condannare totalmente, anche per i contemporanei comportamenti affettuosi e compassionevoli che l’uomo riserva alla povera moglie Amalia, a sua volta distrutta dal dolore: a tal proposito merita una citazione anche la sontuosa prova di Shelley Winters, nella parte di una donna di fede che a causa dello stato catatonico in cui si viene a trovare comunica la sua lacerazione interiore e la sua disapprovazione per le azioni del marito esclusivamente con gli occhi e le espressioni del volto.

Con questa pellicola, Mario Monicelli esprime la sua definitiva e inappellabile condanna verso l’intere genere umano e in particolare verso la società italiana, nei confronti della quale manifesta l’impossibilità di continuare a prendersene gioco e la totale perdita di speranza per un futuro riscatto, esplicitato dal discorso del prete al funerale di Amalia e dal durissimo finale, che mostra come nell’animo di Giovanni sia scattato un meccanismo non più arrestabile che lo porterà a continuare a farsi giustizia da solo e a uccidere se provocato nuovamente. Un borghese piccolo piccolo diventa così simbolo dell’inquietudine degli anni di piombo e spartiacque per tutto il cinema italiano, che dopo questo suo memorabile capitolo dovrà prendere coscienza di un profondo e radicale cambiamento al suo interno, anche a causa del progressivo allontanamento dalle scene dei suoi mostri sacri, fra cui Mario Monicelli e Alberto Sordi.

Un borghese piccolo piccolo - Nuovo Cinema Lebowski 2“La libertà è una bella cosa, peccato che ce ne sia troppa.”

Un pensiero su “Un borghese piccolo piccolo (1977)

  1. Pingback: Parenti serpenti (1992) | Nuovo Cinema Lebowski

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.