Mommy (2014)

Mommy - Nuovo Cinema LebowskiTitolo originaleMommy
Paese di Produzione: Canada
Anno di uscita: 2014
Durata: 134′
Regia: Xavier Dolan
Sceneggiatura: Xavier Dolan
Musiche: Eduardo Noya
Interpreti: Antoine-Olivier Pilon, Anne Dorval, Suzanne Clément, Patrick Huard, Alexandre Goyette, Michèle Lituac, Viviane Pascal
Mommy (2014) on IMDb

 

Mommy - Nuovo Cinema Lebowski 2“Siamo in un mondo senza speranza, ma pieno di persone che sperano.”

Mommy è il quinto film del canadese Xavier Dolan, il più grande astro nascente del cinema mondiale, che a soli 26 anni ha già sfornato pellicole di sorprendente bellezza e straordinaria maturità che hanno conquistato il pubblico e anche la critica, in particolare i giurati di Cannes, che non hanno avuto remore nel conferirgli proprio per questa pellicola il prestigioso premio della giuria, a pari merito con un mostro sacro della Settima Arte come Jean-Luc Godard.
Mommy è sicuramente uno dei migliori film del 2014 e in generale degli ultimi anni, manifesto del cinema di un autore che, a dispetto della giovane età, padroneggia la regia con rara maestria e senza alcun timore reverenziale, permettendosi il lusso di girare la quasi totalità del film in un anomalo formato 1:1, inserendo due ampie bande nere ai lati delle immagini che destabilizzano lo spettatore e al tempo stesso lo costringono a concentrarsi sui personaggi, che a loro volta danno la sensazione di essere imprigionati in questo spazio particolarmente stretto.

Mommy - Nuovo Cinema Lebowski 5«Ma noi ci amiamo ancora, vero?»
«Certo, è la cosa che ci riesce meglio.»

Siamo in un Canada dell’imminente futuro (2015), in cui esiste una legge che permette ai genitori di minorenni dalle personalità particolarmente difficili di fare ricoverare volontariamente i loro figli in ospedali psichiatrici, affidandoli alle cure dello stato ed evitando così una lunga trafila burocratica.
Steve (Antoine-Olivier Pilon) è un ragazzo affetto dalla ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) che è stato affidato a un centro di recupero dopo il prematuro decesso del padre; i suoi comportamenti degenerano spesso in raptus violenti che danneggiano il ragazzo e chi gli sta intorno, e proprio a causa di uno di questi episodi viene scaricato dalla struttura in cui era ricoverato e riaffidato alla madre Diane (Anne Dorval), spirito libero e anticonformista, dal carattere forte e spigoloso. Madre e figlio si riuniscono dando così vita a un rapporto fatto di amore e odio, di litigi e di comprensione, di scontri fisici e di un’attrazione edipica fra i due, sottolineata dalla collana regalata dal ragazzo alla mamma con su scritto l’affettuosa parola che dà il titolo al film, per ricordare costantemente a entrambi la loro unione. Nel loro rapporto si inserisce la vicina di casa Kyla (Suzanne Clément), insegnante che sta vivendo un periodo di riposo per riprendersi da un grave lutto (suggerito ma mai esplicitato), che l’ha segnata profondamente facendole anche insorgere la balbuzie. I tre si completano a vicenda, sostenendosi e aiutandosi ad affrontare i loro problemi, vivendo momenti idilliaci prima di fare nuovamente i conti con la dura realtà.

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La cosa che più sorprende di Mommy è la sua sincerità. Nessuna scena inserita con lo scopo di ingraziarsi lo spettatore con della scontata retorica, ma solo tanta onesta e vera passione nel raccontare la vita di tre persone distrutte, che cercano disperatamente di farsi forza l’una con l’altra per cercare di andare avanti e riacquisire felicità e serenità. Fra Steve e la madre Diane si crea un rapporto morboso e possessivo, alimentato da un’attrazione quasi sessuale che a tratti rasenta l’incesto, che porta i due a cercarsi, scontrarsi e respingersi, vivendo in simbiosi ai margini di una società che li esclude. Per Diane non è possibile alcuna relazione sentimentale, il suo mondo comincia e finisce con suo figlio, come evidenziato dalla struggente scena del karaoke, in cui un disperato Steve esprime tutto l’amore per la madre interpretando in modo stonato e sgangherato ma al tempo stesso poetico e commovente la versione di Andrea Bocelli e Giorgia di Vivo per lei, interrompendo poi con uno scatto d’ira l’appuntamento galante della mamma. Kyla, con la sua apparente fragilità, che cela però una grande forza, è il perfetto cuscinetto fra madre e figlio, riuscendo a compensare con i suoi modi garbati e con sua compostezza la durezza della madre e del figlio (attratto anche da lei), riuscendo al tempo stesso a trarne conforto e ad affievolire il grande dolore che la attanaglia. Per un attimo i tre credono veramente di avercela fatta e che per loro possa esistere un futuro migliore, con Steve che sembra avere superato i suoi problemi comportamentali rendendo felici e solari le due donne. In questo preciso momento Xavier Dolan rompe la cosiddetta quarta parete con la scena più discussa e apprezzata di tutto il film, facendo allargare il campo che fino a quel momento era stato in 1:1 direttamente dalle braccia del suo protagonista, come per simboleggiare la sua ritrovata fiducia e speranza nel mondo esterno, che però durerà ben poco.

Mommy - Nuovo Cinema Lebowski 3

Xavier Dolan è un cineasta indipendente non solo perchè cura personalmente diversi aspetti dei propri film, dalla regia alla sceneggiatura, dalla produzione al montaggio o addirittura ai costumi, ma anche a livello culturale, nel senso più ampio del termine. L’enfant prodige del cinema mondiale ha dichiarato di non conoscere gran parte del lavoro dei maestri del passato (ampiamente giustificato dalla sua giovanissima età) e di avere fra i suoi punti di riferimento film di registi osannati dalla critica come Michael HanekeFrançois Truffaut e Ingmar Bergman ma anche opere più popolari come Titanic o Il signore degli anelli, ammettendo inoltre candidamente di avere recuperato gran parte della filmografia di Alfred Hitchcock soltanto dopo essere stato paragonato a lui con grande insistenza. La sua mancata conoscenza di alcuni dei capisaldi della storia del cinema e la sua nascita artistica durante i tempi di YouTube lo portano a utilizzare tecniche coraggiose (come il formato video) ed estreme (il massiccio uso del ralenti) e a non aver paura di sconfinare in una regia a tratti simile a quella di un videoclip, di includere celebri pezzi pop degli anni ’90 e 2000 (fra gli altri White Flag di Dido, Wonderwall degli OasisBlue degli Eiffel 65) e manie della modernità come i selfie, che in altri contesti sarebbero stati stridenti e fuori luogo, ma che sotto la mano del cineasta canadese diventano l’accompagnamento ideale alla storia raccontata in Mommy. Xavier Dolan guida con una maestria da regista consumato gli attori protagonisti, che sono a loro volta eccellenti nel rappresentare le sfaccettature delle personalità di persone alle prese con situazioni e problemi più grandi di loro con grande naturalezza e spontaneità, apprezzabili soprattutto guardando la pellicola in lingua originale.
Mommy è un film che non si dimentica, una pellicola di rara bellezza e profondità, che in poco più di 2 ore riesce a farci ridere e piangere, a farci riflettere e a disgustarci, accompagnandoci discretamente verso un finale aperto ma dal sapore amaro, inneggiante alla libertà ma non consolatorio, che idealmente si ricongiunge a quello di un capolavoro di più di 50 anni prima, I quattrocento colpi di quel François Truffaut tanto ammirato dal regista ragazzino, a cui auguriamo di cuore di raggiungere o addirittura superare il suo maestro. I presupposti ci sono tutti.

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