Epitaph – Follia omicida (1988)

Epitaph - Follia Omicida

Titolo originale: Epitaph
Paese di Produzione: USA
Anno di uscita: 1988
Durata: 94′
Regia: Joseph Merhi
Sceneggiatura: Joseph Merhi
Musiche: John Gonzalez
Interpreti: Natasha Pavlovich, Delores Nascar, Flint Keller, Jimmy Williams, Liz Kane, Linda Tucker-Smith, Richard W. Munchkin, Paula Jamison, Mike Mendoza, Ed Reynolds
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“Ne ho abbastanza di te e di tutte le vecchie bagasce che incontro a causa di questo schifoso lavoro. Allora, vuoi o non vuoi che dipinga la stanza?”

L’attentato al cinema di cui voglio parlarvi oggi è uno dei film che più ha provato la mia capacità di resistenza alle più atroci amenità mai prodotte su pellicola: Epitaph – Follia omicida (1988) di Joseph Mehri, sicuramente fra le opere più deliranti e sconclusionate che mi sia mai capitato di vedere nella mia vita. Il film comincia mostrandoci il trasferimento in una nuova casa di una famiglia americana a prima vista tranquilla composta da mamma Martha, papà Forrest, figlia Amy e nonna con l’Alzheimer, a cui si aggiunge un immancabile cagnolino (che alla lunga si rivelerà l’attore migliore della pellicola), che in pochi secondi viene considerato abbandonato e battezzato Orso. In questo prologo di pochi minuti abbiamo subito alcuni indizi che ci dovrebbero spingere a interrompere immediatamente la visione e a tenerci alla larga da questo film, come gli atteggiamenti da psicopatica della madre o il fatto che i personaggi continuino a lamentare la presunta inabitabilità di una casa che allo spettatore appare invece come una splendida villa circondata da un parco grande come Central Park, ma, visto che siamo qui per farci del male, proseguiamo.

Epitaph - Follia Omicida 5

Le danze cominciano subito dopo, quando apprendiamo che la moglie è apparentemente interessata a coiti con tutta la popolazione maschile mondiale tranne suo marito e convinta di essere a sua volta l’oggetto del desiderio sessuale di tutti gli uomini; vediamo così la svergognata tentare un abbordaggio degno delle peggiori balere romagnole con un imbianchino che arriva nella villa per alcuni lavori, in un dialogo non semplice da comprendere a causa del sinistro accompagnamento sonoro tenuto a un volume troppo alto, che si conclude con un’uscita del povero artigiano, evidentemente non interessato alla donna, che strappa l’unica ovazione a scena aperta del film: “Ne ho abbastanza di te e di tutte le vecchie bagasce che incontro a causa di questo schifoso lavoro. Allora, vuoi o non vuoi che dipinga la stanza?”. Come tutti sappiamo, poche cose sono pericolose come una donna quando viene rifiutata, ma, dopo un inutile stacco sulla nonna intenta a lavorare nell’orto, questo luogo comune viene portato all’estremo: la madre colpisce a morte il manichino che dovrebbe essere l’imbianchino con ripetute coltellate. Dopo quelle che ipotizziamo essere alcune ore, visto che si passa dal giorno alla notte nell’inquadratura successiva, assistiamo alla sepoltura in giardino del cadavere da parte del padre, il quale poi apostrofa duramente la moglie (“Martha, avevi promesso che non sarebbe più successo!” come se la donna avesse rubato delle caramelle) facendoci capire che quanto accaduto non è stato frutto di un raptus, ma di un problema mentale della donna che ha portato il marito a cambiare svariate volte abitazione, invece di spingerlo a fare internare la madre di sua figlia nel più vicino ospedale psichiatrico.

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Questo è il preciso momento in cui le residue tracce della logica e dei rapporti di causa-effetto vengono completamente spazzate via dalla mente dello sceneggiatore e regista Joseph Mehri, che, in evidente stato confusionale, si trasforma nel Leonardo da Vinci del nonsense, regalandoci un quarto d’ora da antologia del trash; vediamo nell’ordine il padre che rassicura la figlia sulla madre serial killer dicendole che la farà seguire da una psichiatra (“Fidati, guarirà presto, te lo prometto”), la ragazza che come se niente fosse comincia a flirtare con un compagno di classe, di nuovo il padre che spiega minuziosamente alla dottoressa il problema della moglie (“Lei è fissata con le camicie da notte, lei ama le camicie da notte… e le piace indossarle davanti agli estranei.”), due minuti della nonna che lavora nell’orto, gioca con il cane e dispensa pillole di saggezza alla nipote e infine l’apoteosi dell’assurdo: Amy, arrabbiata perchè la madre non vuole che incontri il ragazzo che ha da poco conosciuto, viene assalita nella sua camera da un redivivo imbianchino, che, nonostante sia stato sotto terra per due giorni con diverse ferite da arma da taglio, si dimostra in forma splendida e dotato del potere dell’ubiquità, riuscendo anche a uccidere papà Forrest, che nel frattempo era andato in giardino a verificare la presenza dell’uomo nella buca in cui lo aveva sepolto. A salvare la situazione arriva però mamma Martha, che dopo alcune battute degne del miglior Clint Eastwood (“Sapevo che non eri morto, non ti avevo dato le coltellate giuste, ma pensavo che saresti soffocato nella tomba!”) fredda l’imbianchino zombie con un colpo di fucile ben assestato, ponendo definitivamente fine alle sofferenze dello sventurato e onesto lavoratore. Dopo un breve summit, nonna, madre e figlia decidono di continuare a non chiamare le autorità e di seppellire Forrest nello stesso modo dell’imbianchino, così dopo qualche secondo di tristezza e pianti ridicoli da parte di Martha (“Era anche mio marito, sai? Mi manca molto!) la vita può riprendere normalmente con Amy che torna a scuola e la nonna al suo amato orto. Finita? Macché! Siamo appena a un terzo del film, di cui per una volta non vi svelo altro, in modo da non rovinarvi l’emozione nella scoperta di situazioni sempre più grottesche e paradossali, un’idea da buon film horror (un topo utilizzato in modo molto particolare contro una persona) che stona quasi con lo squallore del resto della pellicola, e un finale tutto da gustare, a metà strada fra la volontà di lasciare aperta la porta per un sequel e il non sapere come cazzo concludere una storia senza capo né coda.

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In commercio esiste una versione DVD del film, addirittura con il doppiaggio italiano, che probabilmente rende leggermente più gradevoli le prestazioni assolutamente inaccettabili di tutto il cast, corresponsabile di una delle più grosse boiate mai girate e che vi invito quindi a visionare il prima possibile.

Recensione pubblicata su Frogs, pieghevole promozionale per l’edizione 2015 di Frogstock.

2 pensieri su “Epitaph – Follia omicida (1988)

    • Grazie per i complimenti, ti assicuro che è un film imperdibile, fino a poche settimane fa si trovava anche su YouTube, ma purtroppo l’hanno tolto 🙁

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