Festa del Cinema di Roma 2015 – Giorno 5

Ho cominciato la giornata con la visione di Ville-Marie, film canadese che vede protagonista la nostra Monica Bellucci. La trama della pellicola vede intrecciarsi le storie di personaggi particolarmente problematici: un’attrice che cerca di ricostruire il rapporto col figlio, a sua volta in cerca della verità sul padre, un’infermiera e un paramedico dell’ospedale che dà il titolo al film, che cercano di farsi forza a vicenda per superare le difficoltà che la vita gli ha riservato. Buone premesse gettate al vento con uno sviluppo freddo e dispersivo, pieno di parentesi aperte, non chiude e neanche approfondite. Pessimo film, allineato alla mediocrità di questa deludente Festa. Qui sotto alcune foto dal red carpet del film, con una splendida Monica Bellucci, che sembra non risentire degli anni che passano.

Monica Bellucci Monica Bellucci 2 Monica Bellucci 4 Monica Bellucci 5 Monica Bellucci 3 Monica Bellucci 6 Monica Bellucci 7

A seguire è stata la volta del danese Land of Mine, che invece mi ha convinto con il duro racconto di una parte spesso dimenticata della storia, ovvero lo  stillicidio subìto alla fine della seconda guerra mondiale da tanti ragazzi tedeschi, spediti nei paesi confinanti a bonificare il terreno dalle mine sparse dai nazisti durante il conflitto bellico. Il severo e autoritario sergente danese Rasmussen guida un gruppo di ragazzi tedeschi nel compito di sminare una spiaggia, portandoli ad affrontare l’orrore di ciò che rimane della guerra e stringendo con loro un rapporto che supera l’iniziale diffidenza verso questi giovani figli dei nemici. Tragedia e cameratismo si incrociano in un racconto toccante ed emozionante, che si eleva decisamente sulla media della Festa.

Land of mine

Altro film convincente è stato Mustang, una coproduzione con la Turchia diretta da Deniz Gamze Ergüven, che rappresenterà la Francia ai prossimi Oscar. Avvincente e vitale storia di cinque sorelle in lotta contro l’opprimente e retrogrado condizionamento della religione nelle loro vite, che ricorda Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola. Opera di grande impatto emotivo e culturale, da vedere alla prima occasione nonostante una seconda parte un po’ forzata è affrettata.

Mustang

Ho proseguito la giornata con la visione del documentario di Kent Jones Hitchcock/Truffaut, basato sulla serie di conversazioni avute da questi due giganti della storia del cinema, che hanno poi portato alla pubblicazione del libro imprescindibile per i cinefili Il cinema secondo Hitchcock. Tanti aneddoti e retroscena sulle opere di Alfred Hitchcock, in particolare su Psycho e Vertigo, ricercati con grande professionalità e competenza da un François Truffaut ancora giovane, ma già autore di una pellicola fondamentale come I 400 colpi. 80 minuti che scorrono via in un lampo e che vorremmo non finissero mai, pieni del british humour del maestro inglese e dell’affetto e rispetto fra due leggende della Settima Arte.

Hitchcock:Truffaut

Ho concluso questo intenso giorno di Festa con la proiezione del russo Little Bird, incentrato sul passaggio fra infanzia e adolescenza di un gruppo di ragazzi. Difficile commentare questo film dall’impatto visivo ed estetico certamente buono, ma confusionario come poche volte mi è capitato di vedere a un Festival, finendo così per annoiare a morte anche i soggetti più allenati alle maratone cinematografiche. Sfido chiunque a capire in ogni momento del film cosa stanno facendo i personaggi, dove, quando e soprattutto perché. Impossibile non guardare l’orologio almeno una volta per capire quando avranno termine i 90 estenuanti minuti di questo film.

Little Bird

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