Perfetti sconosciuti (2016)

Perfetti sconosciuti - Kasia Smutniak Edoardo Leo Marco Giallini Valerio MastandreaTitolo originalePerfetti sconosciuti
Paese di ProduzioneItalia
Anno di uscita: 2016
Durata: 97
Regia: Paolo Genovese
Sceneggiatura: Paolo GenoveseFilippo BolognaPaolo CostellaPaola MamminiRolando Ravello
Musiche: Andrea Guerra, Fiorella Mannoia
Interpreti: Kasia SmutniakEdoardo LeoMarco GialliniAnna FogliettaValerio MastandreaAlba RohrwacherGiuseppe Battiston
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Perfetti sconosciuti“Siamo tutti frangibili.”

Eppur si muove! Questo il mio primo pensiero sul nostro cinema dopo aver visto Perfetti sconosciuti, l’ultimo lavoro di Paolo Genovese. Dopo anni di torpore infatti, forse qualcosa nel cinema italiano si sta muovendo per davvero. Ma se diversi segnali positivi dell’ultimo periodo erano arrivati da film di genere o fortemente radicati sul nostro territorio come Suburra, Anime nere, Non essere cattivo, Smetto quando voglio, Fino a qui tutto bene o Lo chiamavano Jeeg Robot (nei nostri cinema il 25 febbraio: non perdetevelo!), stavolta arrivano da quella miscela fra commedia e dramma che recentemente aveva saputo tirare fuori il peggio del piattume e della ripetitività del nostro cinema.

Paolo Genovese (Tutta colpa di FreudSei mai stata sulla Luna?) centra quello che per distacco è il film migliore della sua carriera, affidandosi ad alcuni dei migliori attori italiani sulla piazza (Alba RohrwacherMarco GialliniValerio Mastandrea) e a un impianto di stampo teatrale, con la quasi totalità della pellicola che si svolge all’interno di una singola stanza. Viene da sé che i dialoghi sulla modernità, sulla coppia e sull’attuale situazione sociale la fanno da padrona e che la sceneggiatura scritta a dieci mani dallo stesso regista insieme a Filippo BolognaPaolo CostellaPaola MamminiRolando Ravello è uno dei punti di forza di questo sorprendente film.

Perfetti sconosciuti 2 Un gruppo di amici di vecchia data si ritrova per una cena in compagnia. I commensali sono i padroni di casa Luca (Marco Giallini) ed Eva (Kasia Smutniak), rispettivamente chirurgo plastico e psicoterapeuta e alle prese con le prime ribellioni della figlia adolescente, gli sposi novelli Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (Alba Rohrwacher), tassista e amante degli animali che stanno cercando di avere un figlio, e la coppia composta da Lele (Valerio Mastandrea) e Carlotta (Anna Foglietta), casalinga e impiegato che stanno attraversando un brutto momento del loro matrimonio. Si unisce a loro Beppe (Giuseppe Battiston), senza la sua nuova fidanzata che avrebbe dovuto presentare agli amici a causa di un’indisposizione della ragazza. All’inizio della cena, Eva ha un’idea: i commensali dovranno mettere i propri telefoni sul tavolo, e ogni cosa che arriverà su essi (chiamate, sms, whatsapp, email) dovrà essere letto e ascoltato da tutti. Quello che era nato come un gioco rivelerà invece importanti segreti sulla vita privata dei banchettanti, che arriveranno a chiedersi quanto conoscono veramente gli amici e il proprio partner.

Perfetti sconosciuti 3

In quel piccolo filone sui drammi che deflagrano in una situazione apparentemente tranquilla fra le mura casalinghe che sta nascendo all’interno del cinema italiano, Il nome del figlio aveva dato un timido segnale di vitalità, il sottovalutato Dobbiamo parlare di Sergio Rubini ha convinto, ma Perfetti sconosciuti stupisce sotto tutti i punti di vista. Non sarebbe né giusto né onesto cercare a tutti i costi paragoni con i grandi del passato del nostro cinema (in questo caso il punto di riferimento abbastanza evidente è Ettore Scola), ma ciononostante il film di Paolo Genovese si eleva dalla media delle produzioni italiani recenti per qualità di sceneggiatura e recitazione e per il disincantato e corrosivo ritratto che fa della società odierna. Lo spunto di base è molto semplice, ma tutt’altro che banale: cosa succederebbe se le persone a noi più vicine potessero avere completo accesso ai nostri telefoni, che, parafrasando un personaggio del film, sono ormai diventati la scatola nera della nostra esistenza? Quanto abbiamo da nascondere e quanto siamo disposti ad accettare sulla vita dei nostri cari? Partendo da queste interessanti domande, gli sceneggiatori di Perfetti sconosciuti imbastiscono una trama solida, realistica e ricca di colpi di scena e cambi di prospettiva, che tiene lo spettatore incollato allo schermo dal primo all’ultimo minuto. L’invadenza con cui le moderne tecnologie governano ormai le nostre vite è però solo l’occasione per una riflessione ben più sottile e profonda su chi siamo veramente e su cosa vogliamo veramente sapere della vita degli altri. Assistiamo così a una sfilata di soggetti umani deplorevoli sotto diversi punti di vista (il più pulito c’ha la rogna, come dicono alcuni), ma che celano tutti i loro vizi dietro a una patina di perbenismo e ipocrisia, che però crolla miseramente quando i fari puntati su di loro. Fra chiamate scomode, foto inaspettate e messaggi ambigui, la sicurezza e l’immagine di ogni personaggio viene minata dalle fondamenta, scuotendo continuamente lo spettatore, che troverà facile e allo stesso tempo scomodo immedesimarsi con più di uno dei protagonisti.

L’ottima sceneggiatura sa rendere credibili e realistici sia i momenti più calmi in cui i personaggi chiacchierano e si prendono bonariamente in giro sia le improvvise esplosioni di rabbia scandite dagli scomodi segreti che vengono man mano rivelati. Un grande plauso va un cast di altissimo profilo, che funziona in ogni sua componente e dona a ogni personaggio una tridimensionalità e un realismo fondamentali per la riuscita del film. La chimica fra i vari attori è palpabile e sintomatica di un ottimo lavoro in fase di sceneggiatura e di prove, che porta ogni personaggio ad avere il giusto spazio, senza prevaricare gli altri e incastonandosi perfettamente in un ingranaggio ben oliato e congegnato. Pur lodando tutto il cast nella sua coralità, sarebbe però ingiusto non sottolineare le grandi prove di Marco Giallini, che riesce a raccontare con una singola espressione più di intere pagine di sceneggiatura, e di Valerio Mastandrea, a cui vengono affidati un paio di dialoghi sulla discriminazione e sull’ipocrisia della società davvero toccanti e fondamentali per l’economia del film.

Volendo cercare dei difetti al film, non possiamo non notare una certa forzatura negli eventi (in tutta la serata non arriva un singolo messaggio che non riveli un segreto o del marcio nella vita dei protagonisti) e l’esasperazione dei lati negativi dei personaggi (alcuni fanno addirittura il triplo gioco), insieme al fatto che almeno un paio di colpi di scena sono largamente prevedibili per uno spettatore smaliziato. I difetti sono però ampiamente compensati dai pregi di una sceneggiatura che non lascia nessun dettaglio al caso e non presenta nessun vistoso buco, chiudendo il cerchio con un finale amaro, cinico e disincantato, che sfugge al pericolo di smentire quanto successo in precedenza o di concedere un forzato barlume di speranza allo spettatore. Buona la colonna sonora di Andrea Guerra (figlio del grande Tonino), che enfatizza i momenti più emozionanti. Non indimenticabile invece il pezzo di Fiorella Mannoia omonimo del film.

Perfetti sconosciuti 4

Perfetti sconosciuti conferma i buoni segnali dati negli ultimi tempi dal cinema italiano con un film fresco, originale e che pone interessanti quesiti sui rapporti di coppia odierni e sul nostro legame sempre più viscerale con la tecnologia. Un piccolo gioiello da sostenere e diffondere, un film da guardare e soprattutto da cui lasciarsi guardare, che forse parla di noi stessi più di quanto siamo realmente disposti ad ammettere.

Perfetti sconosciuti è in sala dall’11 febbraio, distribuito da Medusa Film.

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