Oscar 2016 al miglior film straniero

Nomination

El abrazo de la serpiente, regia di Ciro Guerra
Mustang, regia di Deniz Gamze Ergüven
Il figlio di Saul, regia di László Nemes
Theeb, regia di Naji Abu Nowar
A War, regia di Tobias Lindholm

Oscar 2016 miglior film straniero

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A sfidarsi per l’Oscar 2016 al miglior film straniero sono cinque pellicole di ottima fattura, diverse fra loro per ambientazione e tematiche affrontate. A farla da padrona è l’Europa, rappresentata da tre film e vincitrice della statuetta nelle tre passate edizioni.

Due dei film candidati sono stati presentati alla Mostra del Cinema di Venezia. Il primo è Theeb, film della Giordania presentato nella sezione Orizzonti della 71esima edizione del Festival, che ha fruttato al regista Naji Abu Nowar il premio per la migliore regia. Un racconto di formazione duro e intenso, ambientato nel deserto della Giordania durante la prima guerra mondiale, terra di conquiste e di razzie. Una storia che ruota intorno ai legami familiari e all’incontro/scontro fra culture diverse, che offre uno sguardo realista e disincantato su una parte di mondo poco conosciuta all’Occidente. Coprodotto dagli stessi beduini del deserto, che hanno anche delle parti di rilievo nella pellicola, Theeb sembra fuori dalla lotta per la conquista della statuetta, ma è sicuramente un film da vedere e per cui sperare in una distribuzione nei nostri cinema. Il secondo film passato a Venezia è invece il danese Krigen (A War), anch’esso mostrato presentato nella sezione Orizzonti, ma dell’ultima edizione, ovvero la settantaduesima. La pellicola di Tobias Lindholm (sceneggiatore dello splendido Il sospetto) è ambientata in Afghanistan, teatro di una guerra che non accenna a esaurirsi e ha coinvolto anche i militari di nazioni non appartenenti alla cerchia delle super potenze mondiali, come la Danimarca. A una prima parte che segue i canoni dei film di guerra più recenti, fa seguito una seconda decisamente più interessante, incentrata sul dramma umano di un comandante che si trova a rendere conto delle proprie azioni sul campo di battaglia, che hanno causato la morte di diversi civili innocenti. A War è probabilmente il più debole fra i film candidati, e anche in questo caso la statuetta sembra lontana.

Qualche possibilità in più ce l’ha Mustang, che in gara rappresenta la Francia ma è stato girato con un cast prevalentemente turco. Il film di Deniz Gamze Ergüven racconta la toccante storia di cinque giovani sorelle in lotta contro i pregiudizi e contro le ingerenze nella propria vita da parte di una società moralista e maschilista. Il soggetto riprende quello de Il giardino delle vergini suicide, ma è sviluppato in modo differente da quello della pellicola di Sofia Coppola, dando risalto a quanto sia ancora difficile vivere una vita serena e libera in posti neanche troppo lontani da noi. Il film non parte con i favori del pronostico, ma, considerando anche il successo al premio Goya nella categoria riservata al miglior film europeo, una sua vittoria non rappresenterebbe una sorpresa assoluta.

Il mio personale favorito è El abrazo de la serpiente, sorprendente pellicola colombiana diretta da Ciro Guerra. Un viaggio all’interno di una terra ancora inesplorata per larghe parti come l’Amazzonia, raccontata per una volta dal punto di vista delle popolazioni del posto invece che da quello spesso distorto ed estremizzato dei vari cannibal movie. Un film dai ritmi compassati e con diverse sequenze oniriche, caratterizzato dal rapporto intenso e profondo di un indigeno con due scienziati giunti a distanza di 40 anni l’uno dall’altro sulle tracce di una misteriosa pianta magica. Sicuramente un’opera particolare e non adatta a tutti, che personalmente premierei proprio per il coraggio dimostrato nel racontare con tanta lucidità e sincerità gli usi e i costumi di una popolazione così diversa da quella occidentale.

Il favorito per portare a casa la statuetta è l’ungherese Il figlio di Saul, che vanta già un curriculum molto importante con le vittorie del Golden Globe per il miglior film straniero e del Grand Prix Speciale della Giuria del Festival di Cannes. In aggiunta a questo, c’è il fatto che il film tratta, anche se in maniera del tutto originale e non retorica, un tema da sempre caro ai giurati dell’Academy come l’Olocausto. La tragedia dei campi di concentramento (il film è ambientato ad Auschwitz-Birkenau) non è mai mostrata esplicitamente, ma ne percepiamo costantemente la presenza a fianco di una storia di dolore e speranza, sempre sospesa fra realtà e immaginazione. Definito da alcuni “l’anti Schindler’s List“, con ogni probabilità, nel suo piccolo, Il figlio di Saul ne ripercorrerà con ogni probabilità le orme, portando a casa un’Oscar al miglior film straniero comunque meritato.

Chi dovrebbe vincere per Nuovo Cinema Lebowski: El abrazo de la serpiente, regia di Ciro Guerra
Chi vincerà: Il figlio di Saul, regia di László Nemes
Chi ha vinto l’Oscar 2016 al miglior film straniero: 
Il figlio di Saul, regia di László Nemes

Il figlio di Saul Oscar 2016 miglior film straniero

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