Festa del Cinema di Roma 2015 – Giorno 8

Ho cominciato il mio ultimo giorno alla Festa del Cinema di Roma 2015 con la visione di The Propaganda Game, documentario di Alvaro Longoria sulla Corea del Nord e sulla dittatura di Kim Jong-un. Il film ha il grande merito di mostrare le contraddizioni e le atrocità che avvengono in questa nazione con grande equilibrio, lasciando spesso la parola anche ai sostenitori del regime. L’inquietante quadro che viene dipinto è quello di una nazione con gravi problemi e forti limitazioni alla libertà personale, che però buona parte della popolazione accetta in nome della fedeltà al proprio leader. Opera consigliata a chiunque per avere le idee più chiare su una delle più severe dittature contemporanee.

The propaganda game

Ho proseguito la giornata con Alaska di Claudio Cupellini, film che ho apprezzato nonostante alcuni vistosi difetti, come la forzatura di alcuni eventi che capitano ai protagonisti e il finale affrettato e inconcludente. Ottime le prove dei protagonisti Àstrid Bergès-Frisbey (che alcuni ricorderanno nel ruolo di Serena in Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare), Valerio Binasco e Elena Radonicich e soprattutto di Elio Germano, che regala il ritratto di un uomo disposto a tutto solo per amore, davanti al quale è difficile rimanere indifferenti. Ecco alcune foto dal red carpet del film.

Elio Germano Elio Germano 2 Elio Germano 5 Elio Germano 4 Elio Germano 3 Elio Germano 6

Elena Radonicich 2 Elena Radonicich Elena Radonicich 3 Elena Radonicich 4 Elena Radonicich 5 Elena Radonicich 6 Elena Radonicich 7

Alaska Alaska 2

Successivamente è stato il turno di Full Contact di David Verbeek, che, per quanto mi riguarda, ha superato sul filo di lana Little Bird come peggiore film della Festa. Lo spunto iniziale di un pilota di droni alle prese con i propri sensi di colpa per le persone che ha ucciso con le sue azioni viene vanificato uno svolgimento onirico e surreale, che non riesce mai a intrigare e incuriosire lo spettatore, finendo invece per annoiarlo a morte. La pellicola parte come una puntata di Homeland, per poi diventare una versione patinata di Cast Away e arrivare a una parte finale in cui emerge il pugilato, che ha lo scopo di sottolineare il bisogno di fisicità del protagonista per riprendere contatto con la realtà. Davvero troppo poco per una pellicola con pretese autoriali ma dallo svolgimento sfibrante anche per i più volenterosi.

Full contact

Leggermente meglio mi è andata con Amama – When a Tree Falls di Asier Altuna, film che rispetto al precedente ha il pregio di una maggiore onestà intellettuale nel rappresentare la progressiva perdita delle radici del mondo moderno e il confronto fra diverse generazioni, ma che finisce per perdersi anch’esso nel finale in sequenze surreali che stonano con l’insistito rigore della prima parte della pellicola. Opera dai ritmi compassati e non adatta a tutti, ma a cui si può dare una chance.

Amama - When a Tree Falls

Ho concluso la giornata e la mia Festa con la proiezione di Experimenter di Michael Almereyda, basato sulla storia vera di Stanley Milgram, autore di una serie di esperimenti sul condizionamento psicologico dagli interessanti esiti. Le sperimentazioni consistevano nel fare interagire due persone, rispettivamente “l’insegnante” e l’allievo”, attraverso domande poste dal primo al secondo. Quando l’interrogato dava una risposta sbagliata, l’insegnante veniva spinto da uno degli organizzatori dell’esperimento a punire il suo socio con scariche elettriche progressive, che generavano un dolore sempre maggiore nella vittima. La particolarità dell’esperimento stava nel fatto che in realtà nessuna scossa veniva inflitta e le urla di dolore erano preregistrate: l’intera messinscena era creata ad arte per verificare quanto l’insegnante (il vero oggetto dell’esperimento) fosse incline a farsi prendere la mano dal potere. Soggetto potenzialmente esplosivo, sciupato da uno svolgimento oltremodo pedante e noioso, affidato a continue spiegazioni da parte del protagonista, enunciate direttamente in camera. Scelta narrativa pessima, che penalizza notevolmente la forza e il ritmo della pellicola.

 

Festa del Cinema di Roma 2015 – Giorno 7

Ho cominciato il mio penultimo giorno alla Festa del Cinema di Roma 2015 con la visione di Ouragan, l’odyssée d’un vent di Cyril Barbançon e Andy Byatt, interessante documentario in 3D su uno degli eventi naturali più devastanti, ovvero l’uragano. Questo fenomeno meteorologico, che proprio in queste ore sta spaventando il Messico, viene seguito dalla sua formazione fino al suo punto di arrivo, con tutti i devastanti effetti ambientali che ne conseguono su persone, animali e cose, riportati con immagini dal grande impatto visivo ed emotivo.

Ouragan, l'odyssée d'un vent

A seguire è stato il turno dell’ottimo Grandma di Paul Weitz, che verte sull’affettuoso rapporto fra un’adolescente problematica e la grintosa e anticonformista nonna. Quest’ultima è interpretata da una straordinaria Lily Tomlin, che potrebbe persino rientrare nella cinquina di attrici nominate all’Oscar. Film che riesce ad affrontare con grande leggerezza temi come l’aborto, l’omosessualità e il rapporto fra genitori e figli, fra i migliori passati in tutta la Festa.

Grandma

Successivamente ho visionato Les Rois du monde del debuttante Laurent Laffargue, che vede fra i protagonisti la leggenda calcistica Eric Cantona, ormai diventato attore a tutti gli effetti. Film particolarmente duro e violento, che affronta in parallelo ben due triangoli amorosi con una donna al centro dell’attenzione di due uomini. Opera che affonda le sue radici nel teatro, da cui proviene il regista, mettendo in scena una grande tragedia greca su uomini senza più niente da perdere e giovani con un futuro incerto da conquistare. Una pellicola che rifiuta qualsiasi vena consolatoria e buonista e che riesce a mantenere vivo l’interesse dello spettatore fino al potentissimo finale, che in questa Festa è già molto.

Les Rois du monde

Ho concluso questa positiva giornata con Carol di Todd Haynes, nettamente la migliore pellicola passata alla Festa del Cinema di Roma 2015. Film perfetto in ogni sua componente, che verte sulla toccante e poetica storia d’amore fra due donne degli anni Cinquanta, interpretate dalle strepitose Rooney Mara (già premiata per la Migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes) e Cate Blanchett, che si preparano a fare incetta di premi in questa stagione cinematografica. Storia meravigliosamente fotografata e ambientata nella sempre affascinante cornice di New York sotto le festività natalizie, simbolo delle tradizioni e dello status quo contro i quali devono lottare due donne ritenute colpevoli da una società ipocrita e bigotta per il loro travolgente amore. Vedetelo alla prima occasione, non ve ne pentirete.

Carol

Festa del Cinema di Roma 2015 – Giorno 6


Sesta giornata partita col botto: ho visto Game Therapy, che si è rivelato per distacco il peggiore film della Festa, e la concorrenza era agguerrita. Ryan Travis dirige un cast composto quasi esclusivamente da giovani youtuber come Favij, Federico Clapis, Ludovico Decarli e Zoda, che si muovono all’interno di una trama che mescola maldestramente fantascienza, il mondo dei videogames e le tipiche cotte adolescenziali. Un prodotto concepito e realizzato solamente per fare cassetta e per sfruttare la fama di questi ragazzi fra i teenager, fascia di pubblico di riferimento del film. Mi auguro che questi nuovi volti, dalle indubbie doti naturali nel “bucare lo schermo”, possano avere il tempo di crescere con calma e avere una nuova occasione nel mondo del cinema che non sia una bieca operazione commerciale come questa.

Game Therapy

Successivamente ho cambiato completamente genere visionando Filmstudio Mon Amour, documentario di Toni D’Angelo sul celebre cinema Filmstudio, punto di riferimento culturale e cinematografico nella scena romana. Bel documentario in cui vengono descritte minuziosamente le difficoltà avute dai gestori nel fornire una programmazione di qualità, contro corrente e lontana dalle logiche di mercato. Impreziosiscono il racconto interviste a registi affermati come Nanni Moretti e Bernardo Bertolucci, che proprio in questo glorioso cinema hanno proiettato i loro primi lavori o visionato opere altrui introvabili in altri posti.

Dopo pranzo ho proseguito con il buon Eva no duerme di Pablo Aguero, che ripercorre circa 30 anni della storia dell’Argentina seguendo il filo del grottesco destino della salma di Evita Perón, ex First Lady morta nel 1952 a soli 33 anni, ma ancora venerata dal popolo argentino. Film cupo, dai ritmi compassati e non adatto a chiunque, che offre però un’interessante e attuale riflessione sulla politica e sul potere.

Eva no duerme

Ho proseguito la giornata con la visione del documentario di Mario Canale La passione e l’utopia, interamente dedicato al racconto della vita e della carriera dei registi Paolo e Vittorio Taviani. Interessante riflessione sulla Settima Arte di due uomini semplicemente nati per fare cinema, la cui carriera viene ripercorsa con aneddoti e curiosità partendo dagli inizi con Un uomo da bruciare e I sovversivi per poi arrivare ai giorni nostri con Cesare deve morire (Orso d’Oro a Berlino) e al tanto discusso Maraviglioso Boccaccio. I cinefili più incalliti difficilmente rimarranno delusi.

La passione e l'utopia

Ho concluso questa giornata con il red carpet e la proiezione di Dobbiamo parlare, fra le poche sorprese positive di questa Festa. Il film è diretto da Sergio Rubini, che recita anche insieme ad attori di livello assoluto come Fabrizio Bentivoglio, Isabella RagoneseMaria Pia Calzone. Pellicola non adatta a tutti i palati, che ricorda Carnage di Roman Polanski per ambientazione e svolgimento, ma che esalta le doti attoriali di quattro grandi interpreti in una storia che riesce a fare contemporaneamente ridere e riflettere. Ecco alcune foto dal red carpet.

Isabella Ragonese 3 Fabrizio Bentivoglio Fabrizio Bentivoglio 2 Isabella Ragonese 2 Sergio Rubini Isabella Ragonese

Festa del Cinema di Roma 2015 – Giorno 5

Ho cominciato la giornata con la visione di Ville-Marie, film canadese che vede protagonista la nostra Monica Bellucci. La trama della pellicola vede intrecciarsi le storie di personaggi particolarmente problematici: un’attrice che cerca di ricostruire il rapporto col figlio, a sua volta in cerca della verità sul padre, un’infermiera e un paramedico dell’ospedale che dà il titolo al film, che cercano di farsi forza a vicenda per superare le difficoltà che la vita gli ha riservato. Buone premesse gettate al vento con uno sviluppo freddo e dispersivo, pieno di parentesi aperte, non chiude e neanche approfondite. Pessimo film, allineato alla mediocrità di questa deludente Festa. Qui sotto alcune foto dal red carpet del film, con una splendida Monica Bellucci, che sembra non risentire degli anni che passano.

Monica Bellucci Monica Bellucci 2 Monica Bellucci 4 Monica Bellucci 5 Monica Bellucci 3 Monica Bellucci 6 Monica Bellucci 7

A seguire è stata la volta del danese Land of Mine, che invece mi ha convinto con il duro racconto di una parte spesso dimenticata della storia, ovvero lo  stillicidio subìto alla fine della seconda guerra mondiale da tanti ragazzi tedeschi, spediti nei paesi confinanti a bonificare il terreno dalle mine sparse dai nazisti durante il conflitto bellico. Il severo e autoritario sergente danese Rasmussen guida un gruppo di ragazzi tedeschi nel compito di sminare una spiaggia, portandoli ad affrontare l’orrore di ciò che rimane della guerra e stringendo con loro un rapporto che supera l’iniziale diffidenza verso questi giovani figli dei nemici. Tragedia e cameratismo si incrociano in un racconto toccante ed emozionante, che si eleva decisamente sulla media della Festa.

Land of mine

Altro film convincente è stato Mustang, una coproduzione con la Turchia diretta da Deniz Gamze Ergüven, che rappresenterà la Francia ai prossimi Oscar. Avvincente e vitale storia di cinque sorelle in lotta contro l’opprimente e retrogrado condizionamento della religione nelle loro vite, che ricorda Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola. Opera di grande impatto emotivo e culturale, da vedere alla prima occasione nonostante una seconda parte un po’ forzata è affrettata.

Mustang

Ho proseguito la giornata con la visione del documentario di Kent Jones Hitchcock/Truffaut, basato sulla serie di conversazioni avute da questi due giganti della storia del cinema, che hanno poi portato alla pubblicazione del libro imprescindibile per i cinefili Il cinema secondo Hitchcock. Tanti aneddoti e retroscena sulle opere di Alfred Hitchcock, in particolare su Psycho e Vertigo, ricercati con grande professionalità e competenza da un François Truffaut ancora giovane, ma già autore di una pellicola fondamentale come I 400 colpi. 80 minuti che scorrono via in un lampo e che vorremmo non finissero mai, pieni del british humour del maestro inglese e dell’affetto e rispetto fra due leggende della Settima Arte.

Hitchcock:Truffaut

Ho concluso questo intenso giorno di Festa con la proiezione del russo Little Bird, incentrato sul passaggio fra infanzia e adolescenza di un gruppo di ragazzi. Difficile commentare questo film dall’impatto visivo ed estetico certamente buono, ma confusionario come poche volte mi è capitato di vedere a un Festival, finendo così per annoiare a morte anche i soggetti più allenati alle maratone cinematografiche. Sfido chiunque a capire in ogni momento del film cosa stanno facendo i personaggi, dove, quando e soprattutto perché. Impossibile non guardare l’orologio almeno una volta per capire quando avranno termine i 90 estenuanti minuti di questo film.

Little Bird

Festa del Cinema di Roma 2015 – Giorno 4

Ho cominciato questa quarta giornata della Festa del Cinema di Roma 2015 con la visione di Departure, film di Andrew Steggall presentato nella sezione Alice nella città dall’ottimo impatto visivo, ma che mi ha lasciato abbastanza freddo per lo sviluppo fin troppo semplicistico di un triangolo affettivo fra due ragazzi e la madre di uno di loro.

Departure - Nuovo Cinema Lebowski

Ho proseguito con l’incontro fra due fuoriclasse di due campi diversi come Wes Anderson, regista di film apprezzati da critica e pubblico come Moonrise Kingdom, Grand Budapest HotelFantastic Mr. Fox, e Donna Tartt, scrittrice a cui è stato attribuito il Premio Pulitzer per il suo romanzo Il cardellino. I due hanno dialogato con grande leggerezza e competenza a proposito del cinema italiano passato e presente, presentando alcune delle scene a cui sono più legati, come una lunga parte de L’oro di Napoli, di cui Wes Anderson in persona a chiesto la proiezione a fine incontro. Qui alcune immagini dell’evento.Wes Anderson e Donna Tartt Wes Anderson e Donna Tartt 2 Wes Anderson e Donna Tartt 4 Wes Anderson e Donna Tartt 5 Wes Anderson e Donna Tartt 6 Wes Anderson e Donna Tartt 8 Wes Anderson e Donna Tartt 7 Wes Anderson e Donna Tartt 9 Wes Anderson e Donna Tartt 3

A seguire è stato il turno dell’incontro fra due leggende del cinema internazionale come l’orgoglio italiano Dario Argento e William Friedkin, regista di capolavori come L’esorcista e Il braccio violento della legge. I due hanno si sono scambiati reciproci complimenti raccontando aneddoti delle rispettive carriere, soffermandosi soprattutto sul già citato L’esorcista e sul più celebre film di Argento, ovvero Profondo Rosso. Il regista romano ha creato grande ilarità in platea con una sua esternazione sugli effetti speciali moderni creati con là computer grafica, definiti “tutte cazzate”. Ecco alcune immagini dell’incontro.

Dario Argento e William Friedkin Dario Argento e William Friedkin 2 Dario Argento e William Friedkin 3 Dario Argento e William Friedkin 5 Dario Argento e William Friedkin 4 Dario Argento e William Friedkin 6 Dario Argento e William Friedkin 7

Ho terminato la giornata con la visione di The Walk, biopic diretto dal regista di Ritorno al futuro e Forrest Gump Robert Zemeckis sulla vita del funambolo Philippe Petit e sulla sua impresa più celebre, ovvero la camminata su un cavo sospeso fra le Torri Gemelle. Il film si eleva dalla media non esaltante di questa Festa per la grande emozione scaturita dalle scene ambientate sugli edifici distrutti l’11 Settembre 2001, integrate da un uso del 3D per una volta soddisfacente e funzionale alla pellicola. Convince anche la grande performance da parte di Joseph Gordon-Levitt, che ha dato il volto al famoso funambolo, che era presente in sala per la prima del film.

Festa del Cinema di Roma 2015 – Giorno 3

Terza giornata particolarmente intensa alla Festa del Cinema di Roma 2015. Ho aperto la giornata con l’atteso Pan – Viaggio sull’isola che non c’è, rivisitazione delle avventure di Peter Pan con protagonisti Hugh JackmanLevi MillerGarrett Hedland e la splendida Rooney Mara. Il film regge nelle scene d’azione, che godono di un 3D non particolarmente invasivo, ma cala inesorabilmente sotto l’aspetto narrativo, barcamenandosi fra sviluppi prevedibili e non particolarmente originali e l’apertura di diverse parentesi sul destino di personaggi già noti al pubblico come quello di Capitan Uncino, che difficilmente avranno una chiusura visto il pessimo riscontro di pubblico ottenuto fino a questo momento.

Pan - Viaggio sull'isola che non c'èHo proseguito con l’ottimo Room di Lenny Abrahamsson, che potrebbe rientrare nel giro degli Oscar soprattutto grazie all’eccellente prova della protagonista Brie Larson, che interpreta una madre reclusa per sette anni in una stanza di pochi metri quadrati insieme al figlio, il quale conosce il mondo solo in base alle poche possibilità a sua disposizione, principalmente una televisione. Nonostante un piccolo calo di ritmo nella parte centrale e qualche questione lasciata in sospeso, il film ha convinto critica e pubblico, che difficilmente scorderanno questa struggente storia di amore, rabbia e dolore.

Room - Nuovo Cinema Lebowski

A seguire è stato il turno dell’incontro ravvicinato con Paolo Sorrentino, che ha deliziato la platea con una vera e propria lezione di cinema sulle sue opere e su alcune pietre miliari di altri registi, fra cui Era mio padre, Una storia vera e La Notte. In coda alla conversazione è stato inoltre proiettato il suo corto Rio I Love You, una rilettura originale del cliché del matrimonio fra giovani donne e uomini anziani. Ecco alcune foto dell’incontro.

Paolo Sorrentino Paolo Sorrentino 2 Paolo Sorrentino 5 Paolo Sorrentino 4 Paolo Sorrentino 6 Paolo Sorrentino 3 Paolo Sorrentino 7 Paolo Sorrentino 8

Dopo l’incontro con il regista de La grande bellezza sono stato alla prima di Freeheld, film sui diritti delle unioni civili fra coppie di persone dello stesso sesso interpretato da due attrici d’eccezione come il premio Oscar in carica Julianne Moore ed Ellen Page. Quest’ultima ha deliziato il pubblico della Festa con la sua presenza, concedendosi a foto, interviste e autografi con grande generosità. Ecco alcune foto scattate durante la serata.

Ellen Page Ellen Page 2 Ellen Page 3 Ellen Page 6 Ellen Page 5 Ellen Page 7 Ellen Page 8 Ellen Page 4 Ellen Page 9

Ho concluso la giornata con la proiezione di Mistress America, sorprendente commedia di Noah Baumbach che gioca brillantemente sugli stereotipi e sui difetti degli americani, grazie anche a un grande cast su cui spiccano Greta GerwigLola Kirke, che interpretano due ragazze in procinto di diventare sorelle per via del matrimonio fra i loro genitori. Le diverse personalità e gli opposti modi di vivere la vita delle due innescano una serie di situazioni ridicole e grottesche, utili per riflettere sulla società odierna.

Festa del Cinema di Roma 2015 – Giorno 2

Ho cominciato il secondo giorno della Festa del Cinema di Roma 2015 guardando il documentario The Wolfpack – Il branco, la sorprendente storia dei fratelli Angulo presentata nella sezione Alice della città. Un film intriso di amore per il cinema, che per i sei fratelli di origine peruviana ha rappresentato l’unico modo per interagire col mondo esterno, in quanto costretti da un padre autoritario a vivere rinchiusi in casa per paura dei pericoli di New York. Il documentario racconta le giornate degli Angulo, passate a divorare VHS e DVD e a riprodurre le le scene delle pellicole da loro più apprezzate con travestimenti artigianali sullo stile di quelli dei protagonisti di Be Kind Rewind.

The Wolfpack

A seguire c’è stato l’incontro con una delle celebrità più attese della Festa, ovvero Jude Law, in città per girare The Young Pope, serie televisiva diretta da Paolo Sorrentino sulla vita di un fittizio Papa americano. Jude Law si è presentato in forma smagliante e ha ripercorso la propria carriera, raccontata da spezzoni dei suoi film più celebri, da Wilde a Grand Budapest Hotel, passando per i successi commerciali di Sherlock HolmesRitorno a Cold Mountain. Ecco alcune foto dell’incontro con l’attore britannico.

Jude Law - Nuovo Cinema Lebowski 3

Foto di Mirko Casadio

Jude Law - Nuovo Cinema Lebowski Jude Law - Nuovo Cinema Lebowski 2
Jude Law - Nuovo Cinema Lebowski 4

Ho proseguito con la visione di quella che per ora è la vera sorpresa della Festa: Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, risposta italiana ai cinecomic hollywoodiani che riesce contemporaneamente a omaggiare e parodiare. Superbo il cast, da Claudio Santamaria che ha messo su chili appositamente per la parte di un ladruncolo che si ritrova ad avere una forza straordinaria in seguito all’immersione in acque contaminate, passando per la sorprendete Ilenia Pastorelli, che interpreta una ragazza che passa le giornate a guardare i cartoni di Jeeg Robot associandoli a ciò che le capita nella realtà, e arrivando a uno straordinario Luca Marinelli, che conferma quanto di buono fatto vedere in Non essere cattivo offrendo una performance memorabile nei panni di un villain che strizza l’occhio al Joker di Christopher Nolan. Il film si candida come possibile vincitore del premio del pubblico e porta confortanti segnali di ripresa per il cinema di genere italiano. Ecco alcune foto del cast.

Claudio Santamaria 2

Foto di Mirko Casadio

Gabriele Mainetti

Foto di Mirko Casadio

Claudio Santamaria 3

Foto di Mirko Casadio

Ilenia Pastorelli

Foto di Mirko Casadio

Claudio Santamaria

Ho concluso la giornata con The Whispering Star di Sion Sono, storia su un futuro apocalittico in cui l’80% della popolazione è composta da robot. Nonostante i buoni spunti iniziali e uno stile narrativo che si rifà ad Andrej Tarkovskij e soprattutto al suo Solaris, il film non colpisce mai lo spettatore e alla lunga annoia terribilmente. Passaggio a vuoto per un regista che rimane comunque un autore di culto con un’ampia schiera di appassionati.

Ringrazio Mirko Casadio per la gentile concessione di alcune foto.

Festa del Cinema di Roma 2015 – Giorno 1

Per aprire la mia avventura alla Festa del Cinema di Roma 2015 ho scelto di rivedere il capolavoro della Pixar Inside Out, che ha inaugurato una retrospettiva interamente dedicata allo studio d’animazione americano, che a breve rilascerà nei cinema di tutto il mondo l’ultima opera Il viaggio di Arlo. Per quanto riguarda il film, preceduto dal corto Lava, nulla da dire più di quello che ho già scritto nell’apposita recensione, se non il fatto che giunto ormai alla quinta visione in pochi mesi continuo a non stancarmene e a trovare ogni volta nuovi spunti di riflessione.

Inside Out

A seguire è stata la volta dell’incontro con due mostri sacri del cinema internazionale come Joel Coen, regista fra gli altri de Il Grande Lebowski, L’uomo che non c’era Non è un paese per vecchi, e la moglie Frances McDormand, diretta dal marito in varie pellicole fra cui Fargo, che le valse l’Oscar per la migliore attrice protagonista. I due hanno raccontato diversi aneddoti sulla loro carriera, sul loro matrimonio e su come esso ha influenzato il loro rapporto professionale, intervallati da alcuni spezzoni dei film in cui hanno lavorato insieme.

Joel Coen - Frances McDormand Joel Coen - Frances McDormand 2

Ho chiuso la giornata con la proiezione del film d’apertura della Festa, ovvero Truth di  James Vanderbilt, alla sua prima prova alla regia, che riscatta così la sua partecipazione come sceneggiatore all’imbarazzante The Amazing Spider-Man 2 con un film di grande sostanza e dalla notevole portata politica e sociale interpretato da due leggende viventi del cinema come Cate Blanchett e Robert Redford. La pellicola racconta la storia della giornalista d’assalto Mary Mapes, autrice di un’inchiesta andata in onda nel programma 60 Minutes sulla carriera militare di George W. Bush e su come evitò di essere mandato in Vietnam. La monumentale performance dei due attori protagonisti fa passare in secondo piano alcune pecche in fase di scrittura per quello che si rivela comunque un valido film d’apertura.

Truth Cate Blanchett Robert Redford